WASHINGTON - Dalle guerre commerciali ai dazi, fino alla recente “tregua” con l’Iran: il rapporto di Donald Trump con i mercati finanziari appare sempre più segnato da uno schema ricorrente.
Le mosse annunciate via Truth Social sembrano scandire con precisione chirurgica i momenti ideali per speculare, sollevando un interrogativo inquietante: il presidente degli Stati Uniti favorisce deliberatamente la speculazione? Se l’ipotesi appare distopica, la serie di indizi raccolti inizia a somigliare a una prova documentale.
Già nell’aprile 2025, la comunità finanziaria globale era rimasta sbalordita dal candore con cui Trump aveva accompagnato lo stop ai dazi con l’esortazione: “questo è il momento giusto per comprare”. Quel nesso esplicito tra decisioni politiche e rialzi azionari aveva spinto i Democratici a chiedere indagini approfondite per verificare se la corrispondenza tra causa ed effetto fosse frutto di una strategia deliberata per pilotare i mercati.
Quasi un anno dopo, il Financial Times torna ad attaccare con una denuncia circostanziata legata ai presunti negoziati con Teheran. Trattandosi di notizie ad altissima sensibilità (market sensitive), l’impatto sulle quotazioni del greggio è stato immediato.
Il quotidiano britannico ha rilevato anomalie temporali sospette tra le 6:49 e le 6:50, ora di New York, ovvero quindici minuti prima dell’annuncio presidenziale, quando sono stati scambiati 6.200 contratti futures su Brent e WTI. Si è trattato di un volume d’affari di 580 milioni di dollari piazzato con una precisione insolita per quell’orario, il cui effetto è emerso chiaramente alle 7:04: l’annuncio ha innescato un crollo del prezzo del petrolio e un contestuale rialzo dei listini azionari, spostando enormi capitali in pochi istanti.
La Casa Bianca respinge formalmente ogni accusa, ma il passaggio di somme colossali in coincidenza con i “tira e molla” diplomatici di Trump è un dato di fatto. Il rischio è che la presidenza si trasformi in una gigantesca fonte di informazioni riservate, rendendo il confine tra comunicazione politica e insider trading sempre più sottile e pericoloso per l’integrità dei mercati mondiali.