“Un grande onore per me ricevere questo riconoscimento, continuerò ad aiutare la comunità finchè ne avrò le forze!”. Insignito nei giorni scorsi della prestigiosa medaglia OAM (Medal of the Order of Australia) per il servizio alla comunità italiana di Sydney, l’imprenditore Gianfranco Placanica ha dedicato la sua vita a unire le due culture, lasciando un segno indelebile sia in Italia che in Australia.
Nato il 29 marzo 1954 a Roccella Ionica, piccolo comune della provincia di Reggio Calabria, Gianfranco è cresciuto in una famiglia di contadini. “Non avevamo molto, ma eravamo ricchi di ciò che conta davvero: la famiglia, il rispetto e i valori che ti formano per la vita”, ricorda con emozione. Fin da giovane, si è avvicinato agli Scout Cattolici Italiani, un’esperienza che ha forgiato il suo carattere e ha gettato le basi per la sua passione verso il servizio alla comunità: “Essere scout non è qualcosa che si dimentica. Quei valori ti accompagnano per sempre”.
Nel 1973, a soli 19 anni, lascia Roccella Ionica con Rosemary, il grande amore della sua vita, emigrando in Australia assieme alla sua famiglia. “Non è stato facile lasciare tutto, ma ho seguito il cuore. Non immaginavo di rimanere così a lungo, ma questa terra mi ha dato un futuro”, racconta con una nota di nostalgia per quegli anni di sacrificio ma anche di gioventù e presa di coscienza.
Come molti altri immigrati italiani negli anni ‘70, Placanica ha contribuito a cambiare il panorama edilizio australiano. Non a caso si sente spesso dire, con una punta d’ammirazione, che “gli italiani sono arrivati e hanno cementato” (Italians came and concreted). Questa frase, diventata quasi un motto, racconta il profondo impatto che la comunità italiana ha avuto nel settore delle costruzioni, portando innovazioni come il calcestruzzo armato e una qualità artigianale che ancora oggi è sinonimo d’eccellenza.
Una volta arrivato a Sydney, Placanica si inserisce nel settore delle costruzioni, portando con sé l’esperienza e la tradizione italiana. “In Italia eravamo avanti rispetto all’Australia per quanto riguarda le tecniche edilizie. Il calcestruzzo armato, ad esempio, ha trasformato il modo di costruire qui”, spiega.
Dopo anni di lavoro come dipendente, fonda la sua azienda, la FormTec, che diventa un punto di riferimento nel settore: “Abbiamo iniziato in pochi, ma con il tempo siamo cresciuti fino a dare lavoro a oltre 150 persone. Non è stato facile, ma con il duro lavoro si possono fare grandi cose”.
Oltre al successo imprenditoriale, Gianfranco si è dedicato anima e corpo alla comunità italiana in Australia. Ha fatto parte di numerose associazioni, come i Cavalieri di Malta, i Cavalieri di San Silvestro Papa e la Fondazione Padre Atanasio Gonelli, nota per le sue raccolte fondi a scopo benefico.
Uno degli aspetti che lo rende più orgoglioso del suo impegno è il sostegno ai senzatetto: “Ogni lunedì e giovedì distribuiamo pasti a chi è meno fortunato. È un’esperienza che ti cambia, perché vedi con i tuoi occhi quanto bisogno c’è d’umanità”, racconta con umiltà.Questo impegno, portato avanti insieme ai membri delle associazioni di cui fa parte, è per lui motivo di grande orgoglio. “Non basta fare beneficenza a distanza: bisogna essere presenti, sul campo. Questo è il vero servizio”. Tra gli altri ruoli ricoperti, è stato anche consigliere dell’Associazione Maria Santissima delle Grazie, attiva sin dal 1980, e della Yellow Diamond Brain Cancer Foundation, che sostiene la ricerca sui tumori al cervello.
Il suo impegno nella comunità è stato, quindi, apprezzato a livello istituzionale e sociale, consolidando il suo ruolo di punto di riferimento per gli italo-australiani.
“Questi premi sono un onore, ma il riconoscimento più importante viene dalla comunità. Quando le persone apprezzano ciò che fai, capisci che ogni sacrificio è valso la pena”.
Nonostante i decenni trascorsi in Australia, Gianfranco non ha mai dimenticato le sue radici: “Porto l’Italia nel cuore ogni giorno”. E non è solo una frase: nel New South Wales ha creato un angolo d’Italia, piantando un uliveto e costruendo la cappella di famiglia replicando una chiesetta del suo villaggio natale: “È il mio modo di restare connesso alla mia terra e di trasmettere alle nuove generazioni il valore delle nostre tradizioni”.
La famiglia è sempre stata al centro della sua vita. Con la moglie Rosemary, ha cresciuto tre figli, Vittorio Luca, Peter e MariaAnna, ed è oggi nonno di dieci nipoti: “A casa mia si parla italiano. È una regola ferrea. Voglio che i miei nipoti conoscano la nostra lingua e la nostra cultura. È una ricchezza che non devono perdere”.
Ma c’è anche un velo d’amarezza nella sua voce quando parla delle nuove generazioni:“Oggi vedo che molti valori si stanno perdendo, sia qui che in Italia. Le famiglie non sono più unite come una volta. Il rispetto, la connessione umana, sono cose che stanno scomparendo. È un peccato, ma io farò di tutto per mantenerle vive nella mia famiglia”, assicura.
Il neo-medagliato è la quintessenza di ciò che significa essere italiani all’estero: portare le proprie radici in una nuova terra e farle fiorire:
“Ognuno di noi ha il potere di fare la differenza. Non importa quanto grande o piccolo sia il tuo contributo, ciò che conta è metterci il cuore”.
Dopo l’annuncio ufficiale della sua nomina avvenuto, come da tradizione, il 26 gennaio, giorno dell’Australia Day, la cerimonia d’investitura, durante la quale riceverà fisicamente la medaglia, si terrà nei prossimi mesi, come da tradizione per le onorificenze dell’Ordine dell’Australia.
Nel frattempo, Placanica continua il suo percorso con la stessa passione di sempre, consapevole che il valore più grande non è nelle medaglie, ma nell’affetto e nella stima della comunità che ha servito e serve con dedizione da una vita.