All’Istituto Italiano di Cultura di Sydney, nel quadro della serie My Italian Connections, la storica della cultura Emma Barron ha guidato il pubblico in un viaggio dentro uno dei fenomeni più singolari della televisione italiana del dopoguerra: Carosello, il programma di brevi sketch pubblicitari andato in onda sulla RAI dal 1957 al 1977.

Gli ospiti sono stati accolti dal Console Generale d’Italia a Sydney, Gianluca Rubagotti, e dal direttore dell’Istituto, Marco Gioacchini, che hanno introdotto la serata dando il benvenuto anche al Ministro per le Arti del New South Wales, John Graham, la cui presenza ha sottolineato il rilievo dell’appuntamento, terzo della rassegna che l’IIC dedica ai legami culturali fra Italia e Australia.

Barron è una storica specializzata nell’Italia del secondo dopoguerra. Ha conseguito il dottorato di ricerca all’Università di Bologna in co-tutela con l’Università di Sydney, dopo aver iniziato il proprio percorso italianistico proprio all’Istituto Italiano di Cultura di Sydney. Il suo libro Popular High Culture in Italian Media, 1950–1970: Mona Lisa Covergirl (Palgrave Macmillan, 2018) è oggi adottato in corsi universitari in Italia e all’estero.

Il cuore della serata è stato dedicato a quel piccolo grande rituale collettivo che fu Carosello: un programma fatto interamente di pubblicità, ma costruito secondo regole rigidissime. Ogni breve filmato doveva essere prima di tutto uno spettacolo: solo una porzione molto limitata poteva fare riferimento esplicito al prodotto, mentre il resto era riservato a sketch, cartoni animati, mini-storie e personaggi che presto sarebbero entrati nell’immaginario di milioni di italiani.  Quelle regole, all’apparenza paradossali, riflettevano una precisa visione del ruolo della televisione di Stato. La RAI dell’epoca, ricorda Barron, aveva una vera e propria missione pedagogica: informare, educare, intrattenere, ma anche fare da filtro morale verso ciò che entrava nelle case degli italiani.

La diffidenza nei confronti della pubblicità manipolativa e la volontà di non alimentare disparità fra regioni più ricche e più povere portarono a un modello unico, in cui il messaggio commerciale era come tenuto al guinzaglio dall’intrattenimento. Da queste restrizioni nacque però una straordinaria stagione creativa. Costretti a rinnovare continuamente le proprie storie, gli inserzionisti coinvolsero professionisti di alto livello, fra cui grafici di fama come Armando Testa, autore dei celebri Caballero e Carmencita della Lavazza. Nacquero così personaggi diventati patrimonio collettivo dell’immaginario italiano.  In quegli anni Carosello divenne un appuntamento fisso della sera. La frase “a letto dopo Carosello” è entrata nel parlato comune di generazioni di italiani. Per la vasta comunità italo-australiana arrivata in Australia proprio negli anni del miracolo economico, quel programma rappresenta oggi qualcosa di più di un semplice ricordo televisivo: un pezzo condiviso di memoria collettiva, un linguaggio comune fatto di tormentoni e personaggi che hanno attraversato l’oceano insieme ai bagagli degli emigranti.