PARIGI - Sulla scia della fortissima pressione dell’opinione pubblica per l’uccisione della piccola Lyhanna, di soli 11 anni, il premier francese Sébastien Lecornu ha presentato le prime e urgenti misure in tema di tutela dei minori e violenza sessuale per tentare di placare la rabbia e l’indignazione generale che stanno attraversando il Paese.
Al termine di un incontro di 90 minuti a Matignon con diversi ministri, il capo del governo ha proposto un netto inasprimento delle pene per gli stupratori seriali, che potrebbero ora rischiare l’ergastolo anziché gli attuali 20 anni di reclusione massima.
Per quanto concerne specificamente i crimini contro i minori, Lecornu ha stabilito che le indagini debbano d’ora in poi essere condotte “entro un periodo massimo di tre mesi”. Si tratta di una risposta diretta alle accuse di inerzia mosse al sistema giudiziario nei confronti del principale sospettato della morte della bambina, Jérome Barella, il quale, prima della tragedia, era già stato oggetto di numerose denunce e segnalazioni rimaste prive di provvedimenti concreti. Ad aggravare la posizione della famiglia del sospettato è giunta, proprio nelle scorse ore, la notizia dell’arresto del fratello di Barella, anch’egli accusato di stupro.
La rabbia per i ritardi burocratici è sfociata in una pesante battaglia legale. La madre di una delle minorenni che in passato aveva denunciato Barella per stupro ha annunciato di aver intentato causa allo Stato francese per “colpa grave”, accusando la giustizia transalpina di aver gestito il caso con un’ingiustificata lentezza. Come spiegato all’emittente Rtl dall’avvocato della donna, Pierre Debuisson, l’azione legale si muoverà su due binari paralleli: una procedura contro lo Stato per presunta negligenza grave e un’iniziativa in sede penale legata alla specifica gestione del fascicolo.
Il clima di tensione è palpabile anche nelle strade. Ieri sera, in diverse città francesi, oltre 60mila manifestanti sono scesi in piazza per protestare contro le evidenti mancanze delle autorità pubbliche, annunciando ulteriori azioni legali collettive. Di fronte a questo scenario, in una lettera inviata ai suoi ministri e resa pubblica in serata, il premier Lecornu ha sottolineato “l’orrore” della vicenda ma anche la profonda “mancanza di comprensione riguardo alle circostanze” che hanno portato alla morte di Lyhanna, assicurando che i finanziamenti stanziati per la lotta contro la violenza di genere e sessuale “saranno mantenuti” integralmente nel bilancio del 2027.
Nonostante le pesanti critiche, il ministro della Giustizia Gérald Darmanin ha escluso categoricamente l’ipotesi di rassegnare le dimissioni, pur avendo riconosciuto prontamente l’esistenza di “gravi mancanze” all’interno del sistema giudiziario. Per dare un segnale di svolta, Darmanin ha ordinato che le 70mila denunce riguardanti minori attualmente pendenti nei tribunali francesi vengano esaminate con urgenza entro il prossimo 14 luglio.
Questa mattina il guardasigilli è stato ascoltato in Senato insieme al collega dell’Interno, Laurent Nuñez, il quale ha invece difeso l’operato di polizia e gendarmerie nella gestione sul campo dei casi di violenza sessuale contro i minori.
Tutti i nuovi provvedimenti in fase di definizione confluiranno nel più ampio progetto di legge sulla tutela dei minori, già presentato al Consiglio dei ministri circa dieci giorni fa e che sarà esaminato dal Parlamento a luglio. Nel frattempo, il dibattito si sposta all’Assemblea Nazionale, dove nel pomeriggio il premier Lecornu risponderà a un’interrogazione sul caso Lyhanna presentata dalla leader del Rassemblement National, Marine Le Pen. L’esponente dell’opposizione ha anticipato il suo sostegno alle nuove misure del governo, esigendo però una profonda e rigorosa “introspezione” all’interno del sistema giudiziario francese.