PARIGI - Una grande manifestazione della dissidenza iraniana è in programma sabato 20 giugno a Parigi, in concomitanza con la “Giornata dei martiri e dei prigionieri politici”. L’obiettivo dell’iniziativa è protestare contro quella che gli organizzatori definiscono un’ondata senza precedenti di esecuzioni politiche in Iran e sostenere l’avvento di una Repubblica democratica nel Paese.
Secondo il comitato organizzatore, all’evento prenderanno parte “circa 100mila persone”, tra cui rappresentanti delle comunità iraniane provenienti da tutta Europa e dal Nord America, uniti per “far sentire una voce che il mondo non può ignorare: un appello a salvare le vite dei prigionieri politici che rischiano l’esecuzione”.
I manifestanti chiederanno un intervento immediato e misure concrete da parte della comunità internazionale. Alla mobilitazione è prevista inoltre la partecipazione di numerose personalità politiche, tra cui parlamentari francesi ed europei di diversi schieramenti, ex leader e ministri, oltre ad alti ex funzionari diplomatici e militari europei e statunitensi.
Gli organizzatori collegano la protesta alla forte recrudescenza della repressione che ha colpito l’Iran dalla metà di marzo: affermano infatti che il governo teocratico, temendo lo scoppio di nuove proteste, stia intensificando le condanne a morte contro prigionieri politici e oppositori. Il comitato riferisce che finora circa 30 prigionieri politici sono stati già giustiziati, mentre oltre 50 detenuti (tra cui almeno 11 accusati di appartenere all’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo Iraniano) rischiano l’esecuzione imminente.
Negli ultimi mesi, sostengono gli attivisti, le autorità giudiziarie iraniane avrebbero accelerato l’emissione di condanne capitali nei confronti di attivisti e partecipanti alle proteste del 2026.
A dare ulteriore peso internazionale alla denuncia è lo straordinario appello lanciato da 75 Premi Nobel, che hanno chiesto formali garanzie sul rispetto dei diritti umani e la fine immediata delle esecuzioni.
In una dichiarazione congiunta indirizzata al segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, gli scienziati e gli intellettuali hanno espresso la propria linea di fermezza: “Con profondo rispetto per la storia, la civiltà e la ricca cultura del popolo iraniano, desideriamo esprimere la nostra profonda e urgente preoccupazione riguardo alle violazioni diffuse, sistematiche e continue dei diritti umani in Iran. Siamo profondamente allarmati dalle notizie secondo cui la teocrazia al potere in Iran ha avviato una nuova ondata di esecuzioni che prendono di mira decine di prigionieri politici”.
Tra i firmatari dell’appello figurano, tra gli altri, l’italo-americano Mario Capecchi (Nobel per la medicina nel 2007) e gli scrittori Patrick Modiano e Kazuo Ishiguro. I 75 firmatari chiedono con urgenza l’immediata sospensione delle esecuzioni, in particolare nei casi di natura politica, il rilascio immediato dei prigionieri e dei manifestanti detenuti, l’accesso illimitato dei meccanismi di monitoraggio internazionali ai centri di detenzione e una supervisione indipendente delle condizioni dei reclusi.
“Il silenzio internazionale funge da via libera alla repressione”, avvertono drammaticamente i Nobel, “e ogni giorno che passa in cui questo silenzio perdura, un altro cappio si stringe attorno a un’altra vita”.
I firmatari hanno sottolineato la piena convergenza tra il contenuto della loro lettera e le istanze che verranno proclamate durante la manifestazione di Parigi. Nel testo viene tracciata una linea chiara sul futuro istituzionale del Paese, escludendo interventi esterni o ritorni al passato: “Crediamo che il raggiungimento della democrazia in Iran debba avvenire senza guerra, senza intervento militare straniero e senza alcun ritorno alla dittatura, sia sotto le spoglie della monarchia sia dell’assolutismo religioso. Il futuro dell’Iran deve essere determinato esclusivamente dal popolo iraniano attraverso la sua libera e sovrana volontà”.
In questo delicato contesto, conclude l’appello dei Nobel, il piano formale presentato dal Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (NCRI) per l’istituzione di un governo provvisorio di transizione e il successivo trasferimento della sovranità al popolo offre “una visione chiara e democratica per la transizione pacifica dell’Iran verso la libertà e la sovranità popolare”.