Con un groppo in gola salutiamo Pasquale Balassone, per tutti Peter, uomo simbolo della comunità italo-australiana di Melbourne, imprenditore visionario, dirigente sportivo, benefattore e punto di riferimento umano per generazioni di emigrati italiani. Aveva 86 anni.
Nato a Sulmona nel 1939, arrivò in Australia nel 1950 insieme alla famiglia, a soli dieci anni. Come tanti italiani della sua generazione, contribuì con sacrificio, coraggio e dedizione alla costruzione di una nuova vita in una terra lontana, senza mai perdere il legame con le proprie radici.
Nel mondo imprenditoriale Peter seppe distinguersi grazie a determinazione, intelligenza e integrità.
Fondò e guidò il Metal Form Group di Knoxfield, trasformandolo in una delle realtà più importanti australiane nel settore dell’ingegneria e della produzione per l’industria automobilistica e aerospaziale.
Al suo successo si affiancarono anche aziende come Beza Patterns e Crow Cams, sempre vissute come imprese di famiglia accanto ai figli Mauro e Stefania.
Accanto a lui, per oltre sessant’anni, la moglie Anna Maria, presenza fondamentale nella sua vita. Insieme hanno rappresentato un esempio di amore, lealtà e impegno sociale, diventando figure rispettate e amate nella collettività italiana di Melbourne. Instancabili sostenitori di iniziative benefiche, hanno dedicato tempo ed energie a raccolte fondi, associazioni abruzzesi e fondazioni impegnate nella lotta contro le malattie cardiache e il cancro.
Per il suo contributo alla società e ai rapporti tra Italia e Australia, Peter fu insignito del titolo di Cavaliere della Repubblica Italiana.
Ma il cuore della sua vita batteva soprattutto per il calcio. E quel cuore aveva un nome preciso: Brunswick Juventus.
La sua storia con il club iniziò nel 1955 nelle giovanili bianconere. Tecnico e raffinato in campo, non riuscì mai a imporsi stabilmente in prima squadra in un’epoca di calcio duro e combattuto. Lui stesso amava scherzare sul fatto che la sua eleganza e la cura quasi maniacale dei capelli non si conciliassero con gli scontri delle accese sfide etniche di quegli anni.
Fu però fuori dal campo che lasciò il segno più profondo. Nel corso dei decenni ricoprì i ruoli di segretario, tesoriere e presidente del Brunswick Juventus, diventando uno dei pochissimi ex giocatori delle giovanili a guidare il club. Leadership, visione e capacità organizzativa contribuirono a consolidare l’identità di una delle società più gloriose del calcio australiano.
Peter ebbe inoltre un ruolo decisivo nella nascita del Bulleen Inter Kings dopo la fusione del 1997 tra Brunswick Juventus, Bulleen Lions e Box Hill Inter. Un progetto ambizioso che portò successi sportivi importanti, ma che lasciò anche ferite profonde tra molti tifosi bianconeri. Quel capitolo rimase per lui motivo di riflessione e amarezza, soprattutto per le conseguenze che la fusione ebbe sulla storica identità juventina.
Autoritario, testardo, spesso inflessibile, Peter viveva tutto con assoluta passione. Chi lo ha conosciuto da vicino sa quanto pretendesse dagli altri e da sé stesso. Anche dopo il ritiro dai ruoli ufficiali, il suo sostegno al club non venne mai meno, né sul piano delle competenze né su quello economico.
Alla fine degli anni ‘80 fondò inoltre lo Juventus Old Boys, nato inizialmente come ritrovo sociale di ex giocatori e tifosi per preservare amicizie, tradizioni e cultura calcistica italiana. Sotto la sua guida il Park Avenue Reserve divenne un autentico punto d’incontro della comunità, luogo dove sport, famiglia e memoria si intrecciavano quotidianamente.
Organizzò tornei, eventi sociali, raccolte fondi e contribuì personalmente alla riqualificazione delle strutture del club, lasciando un’eredità concreta che ancora oggi vive nella comunità italo-australiana.
Negli ultimi tempi, nonostante la malattia lo avesse consumato, Peter continuava ad affacciarsi dalla finestra della sala vip per osservare il suo club, la sua gente, la sua casa. Non mancava mai.
A noi resta il compito di custodirne la memoria e di onorare ciò che ha costruito. Perché uomini come Pasquale ‘Peter’ Balassone non appartengono soltanto alle loro famiglie o ai loro club: appartengono alla storia di una comunità intera.
Buon viaggio, Peter.