Il Mondiale 2026 non è ancora iniziato, ma le polemiche sono già entrate in campo. A pochi giorni dal via della manifestazione, gli Stati Uniti finiscono nel mirino per le rigide procedure di sicurezza riservate a calciatori, delegazioni e ufficiali di gara in arrivo nel Paese.
In un clima politico particolarmente teso, con la presidenza Trump a fare da sfondo, ogni episodio viene osservato con grande attenzione e rilanciato immediatamente sui social. A far discutere sono soprattutto le modalità di accoglienza riservate ad alcune nazionali, tra controlli con metal detector, perquisizioni approfondite e cani antidroga.
L’Iran ha denunciato la revoca dei biglietti destinati ai propri tifosi, una quota che ogni federazione dovrebbe ricevere per distribuirla ai supporter. Ma a colpire l’opinione pubblica sono stati soprattutto i video circolati nelle ultime ore, che mostrano i controlli subiti da squadre come Senegal, Belgio e Uzbekistan.
I giocatori senegalesi sarebbero stati controllati subito dopo lo sbarco, direttamente sulla pista dell’aeroporto, con metal detector passati dalla testa ai piedi. Un trattamento molto rigido che sarebbe stato riservato anche al Belgio.
In particolare ha fatto il giro del mondo l’immagine di Kevin De Bruyne, centrocampista del Napoli, seduto su una sedia mentre viene controllato anche sotto le scarpe.
Non è andata meglio all’Uzbekistan di Fabio Cannavaro, accolto a New York dai cani antidroga all’arrivo allo stadio per l’amichevole contro l’Olanda, poi persa 2-1. Scene che hanno alimentato il dibattito sull’organizzazione e sulla gestione dell’accoglienza riservata alle selezioni straniere.
Un altro caso riguarda Omar Artan, arbitro somalo scelto dalla FIFA per dirigere alcune partite del Mondiale. Al fischietto 34enne, eletto miglior arbitro africano del 2025, non sarebbe stato concesso il visto d’ingresso negli Stati Uniti dopo un interrogatorio durato undici ore. “Sono molto deluso. Sono solo un arbitro che voleva vivere il sogno più grande della sua vita: partecipare a un Mondiale”, avrebbe dichiarato Artan.
Una situazione simile, anche se risolta positivamente, avrebbe coinvolto Aymen Hussein, attaccante dell’Iraq. Il bomber iracheno sarebbe stato trattenuto per sette ore dalla polizia di Chicago prima di poter entrare nel Paese. Il giocatore ha poi espresso il proprio malumore, chiedendosi perché ospitare un Mondiale se l’accoglienza verso gli atleti stranieri appare così ostile.
La sensazione è che si tratti soltanto dell’inizio. Il Mondiale promette grande spettacolo sul campo, ma fuori dal rettangolo verde il clima appare già carico di tensioni, proteste e interrogativi sulla gestione dell’evento.