ROMA - La Procura di Roma indaga per corruzione e rivelazione del segreto d’ufficio nell’ambito del progetto per la realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina. 

I carabinieri del Ros hanno eseguito perquisizioni nei confronti di tre persone: un ex presidente aggiunto della Corte dei conti in pensione da febbraio scorso, un avvocato già consigliere di amministrazione della società Stretto di Messina Spa e un imprenditore. 

Secondo quanto riferito dalla Procura in una nota, le indagini avrebbero documentato condotte finalizzate a condizionare l’esame di legittimità della Corte dei conti sull’approvazione del progetto definitivo dell’opera. 

L’accusa ipotizza che l’avvocato e l’imprenditore abbiano cercato di influenzare il giudice contabile per favorire la società Stretto di Messina Spa in cambio del loro sostegno per ottenere incarichi in enti di diritto pubblico dopo il pensionamento. 

I due avrebbero anche tentato di avvicinare altri magistrati ritenuti utili agli interessi del gruppo favorevole alla realizzazione dell’opera, e avrebbero rivelato a terzi notizie coperte da segreto, acquisite dal giudice della Corte dei conti indagato. 

Quest’ultimo avrebbe dato la propria disponibilità fornendo aggiornamenti sull’andamento della procedura davanti alla Corte dei conti, sugli orientamenti dei colleghi e sullo sviluppo della Camera di consiglio in adunanza plenaria. 

Le perquisizioni si sono svolte a Roma, nella provincia di Reggio Calabria e in quella di Frosinone, e sono stati sequestrati dispositivi elettronici e documenti che saranno analizzati per verificarne il valore probatorio rispetto alle ipotesi di reato contestate. 

La società Stretto di Messina si dichiara estranea alla vicenda. “Abbiamo accolto con sorpresa le notizie riportate dai media sulle indagini, per le quali la società è totalmente estranea”, afferma l’amministratore delegato Pietro Ciucci, confermando “la massima disponibilità a collaborare con le autorità inquirenti e prendere tutte le misure necessarie a tutela degli interessi aziendali e del progetto”. 

Duro l’attacco del Partito democratico, con Anthony Barbagallo - capogruppo dem in commissione Trasporti alla Camera - che parla di un “clima ormai pesante e insostenibile” attorno al progetto e accusa il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, leader della Lega, di avere imboccato “scorciatoie procedurali inaccettabili” per accelerare l’approvazione dell’opera. 

Il capogruppo dem collega l’inchiesta anche allo scontro politico sulla governance della società Stretto di Messina, parlando di una “guerra per le poltrone” tra Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia. Secondo Barbagallo, il Ponte sarebbe diventato per la maggioranza “un enorme poltronificio da spartire” invece che un progetto da gestire con trasparenza.