NEW YORK - Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, è stato accolto da una pioggia di fischi e contestazioni al Madison Square Garden di New York, dove si è recato per assistere alla terza partita delle finali NBA tra i New York Knicks e i San Antonio Spurs, vinta in volata dai texani.
I primi segnali di ostilità si sono manifestati già all’esterno dell’arena: il corteo presidenziale, arrivato a Manhattan poco dopo le 19:30, è stato bersagliato lungo il percorso da gesti di disapprovazione, insulti e cartelli con scritte come “nessuno ti vuole” e “Trump vattene”.
All’ingresso del palazzetto la scena si è ripetuta: numerosi tifosi in coda lo hanno accolto con dure bordate di fischi mentre il presidente salutava da dietro il vetro della vettura, ricevendo in risposta ulteriori invettive. La contestazione ha toccato il culmine all’interno dell’arena quando, mentre veniva intonato l’inno nazionale, l’immagine di Trump in piedi nel suo palco mentre faceva il saluto militare è apparsa sul maxischermo, provocando l’immediata e rumorosa reazione di gran parte del pubblico.
Di tutt’altro avviso è stato il commento del presidente prima di salire a bordo dell’Air Force One per fare rientro a Washington. Rispondendo a una domanda dei giornalisti sull’accoglienza ricevuta, Trump ha minimizzato nettamente la contestazione: “Erano soprattutto applausi. Penso sia stata molto positiva, certamente straordinaria. C’era molto rumore ed entusiasmo. La partita è stata fantastica. Entrambe le squadre hanno giocato bene. Ci siamo divertiti molto ed è stato un piacere guardarla. Giocatori di grande talento”.
Come riferito dall’agenzia AFP, la visita presidenziale ha imposto un drastico e massiccio rafforzamento delle misure di sicurezza in tutta la zona di Manhattan adiacente al Madison Square Garden e alla vicina Penn Station, dove appena ventiquattro ore prima sei persone erano rimaste ferite in un grave attacco con coltello.
I controlli, simili a quelli aeroportuali, hanno costretto le autorità a chiedere ai possessori dei biglietti di presentarsi ai varchi almeno due ore prima dell’inizio del match (fissato per le 20:30 locali), vietando categoricamente l’ingresso con borse. Inoltre, a causa delle severe restrizioni di sicurezza, per questa gara non è stata allestita la consueta fan zone all’esterno dell’edificio, privando i tifosi dei grandi raduni festosi che avevano caratterizzato le prime due sfide della serie.
La blindatura della zona e la presenza stessa del presidente hanno scatenato immediate reazioni politiche in una città tradizionalmente vicina ai democratici. Su X è intervenuto duramente il senatore di New York Chuck Schumer, leader della minoranza democratica alla camera alta: “Nel momento in cui New York vive uno dei suoi momenti più belli da decenni, Trump riporta tutto su di sé. Trump dovrebbe lasciarci in pace! Non è il benvenuto qui”.
Nonostante la parziale ostilità della sua città natale, Trump si presenta da lungo tempo come un grande appassionato dei Knicks ed è storicamente legato da rapporti di vicinanza al proprietario della franchigia, James Dolan. In passato il presidente ha assistito a numerosi match al Madison Square Garden e, proprio all’interno di questa arena, aveva tenuto un imponente comizio durante la campagna elettorale del 2024, sfidando un elettorato storicamente a lui avverso.
La sconfitta interna dei New York Knicks contro San Antonio riapre la corsa all’anello: la squadra della Grande Mela, che non conquista il titolo NBA dal 1973, conduce adesso la serie delle Finals per 2 vittorie a 1.