C’è qualcosa di profondamente autentico nelle giornate degli Alpini. Forse il senso di appartenenza, forse quella capacità tutta loro di trasformare una semplice gita in preziosi ricordi, di amicizia e tradizione. Così, domenica 3 maggio, tra i colori dell’autunno australiano e l’aria frizzante di Mount Buller, gli Alpini di Melbourne sono tornati a riunirsi per celebrare il 33mo anniversario della chiesetta delle Penne Nere, divenuta negli anni simbolo di unità e punto di riferimento per l’intera comunità italiana del Victoria.
La chiesetta, inaugurata il 2 maggio 1993, venne costruita dagli stessi Alpini volontari, weekend dopo weekend, con il sostegno della famiglia Grollo. Un’opera nata dalla tenacia e dal lavoro di gruppo, custodita ancora oggi con orgoglio da chi ne ha visto sorgere ogni singola pietra.
“Questa chiesetta l’hanno fatta gli Alpini”, ha raccontato Riccardo Meneguzzi, capogruppo degli Alpini di Melbourne e anima organizzativa dell’iniziativa. “Tanti pensano che l’abbia costruita la famiglia Grollo, ma sono stati anche gli Alpini a lavorarci con le proprie mani. Pietra dopo pietra”.
La giornata è iniziata all’alba con la partenza dal Veneto Club, da dove oltre 120 partecipanti – tra Alpini, simpatizzanti e membri dei Trevisani nel Mondo – hanno raggiunto la località montana. Ad accoglierli, come ogni anno, la celebrazione della messa officiata da padre Tony Kerin, storico cappellano vicino al gruppo alpino.
Ma il raduno di Mount Buller non vive soltanto di commemorazione. Vive soprattutto dello stare insieme. Dei racconti che si rincorrono tra i tavoli, delle bottiglie condivise, dei brindisi improvvisati e delle canzoni che, puntualmente, finiscono per unire tutti in coro.
Dopo la funzione religiosa, il gruppo si è ritrovato al ristorante della località per un pranzo dai sapori generosi: antipasti, rigatoni, carne, pesce, dolci e vino “finché ne vuoi”, come ha raccontato con il sorriso Meneguzzi. Immancabile, naturalmente, la grappa Nardini offerta da Rino Grollo. “Quella è sacra – ha scherzato –. È la cosa più bella per tutti noi”.
A scandire il pomeriggio ci hanno pensato le voci del Coro del Veneto Club che, insieme agli Alpini, ha trasformato il ristorante in una piccola festa di paese, ma intrisa dello stesso spirito. “Si canta fino all’ora di tornare a casa – ha detto Meneguzzi –. E lì viene fuori l’allegria vera”.
Dietro il tono leggero, però, resta anche la consapevolezza del tempo che passa. “Ogni anno perdiamo quattro o cinque Alpini anziani – ha ammesso –. Per questo cerchiamo sempre giovani che vogliano unirsi al gruppo. Finché ci sarà qualcuno disposto a portare avanti questi valori, noi continueremo ad andare avanti”.