ROMA - Il 2026 si delinea come un anno di snodo per gli equilibri globali. A quattro anni dallo scoppio del conflitto in Ucraina, la diplomazia internazionale non si limiterà a gestire l’emergenza, ma dovrà affrontare scadenze tecniche e politiche destinate a riscrivere la storia dei prossimi decenni. 

L’anno inizierà con un’importante novità economica e una sfida alla sicurezza globale: l’espansione dell’euro. Il 1° gennaio segna l’ingresso ufficiale della Bulgaria nell’Eurozona: nonostante le bufere politiche che hanno segnato il Paese negli ultimi anni, Sofia approda alla moneta unica, cercando una stabilità economica che faccia da argine alle tensioni interne. 

Il 5 febbraio scadrà il New START, l’ultimo baluardo per il controllo delle armi atomiche tra Stati Uniti e Russia. Senza un accordo di proroga o un nuovo trattato, il mondo rischia di scivolare in una corsa agli armamenti senza regole né ispezioni reciproche, segnando la fine di un’era di trasparenza strategica. 

Tra marzo e aprile, il baricentro del potere si sposterà verso l’Oriente. Pechino adotterà il suo 15° Piano Quinquennale, un documento che non è solo una guida economica, ma una dichiarazione d’intenti tecnologica. L’obiettivo è chiaro: consolidare l’indipendenza nei settori chiave, dai semiconduttori all’energia, blindando la sicurezza nazionale sotto la guida del Partito. 

Ad aprile, inoltre, gli occhi del mondo saranno puntati sul faccia a faccia tra Donald Trump e Xi Jinping. Sul tavolo non ci sono solo i dazi commerciali, ma anche il delicatissimo equilibrio di Taiwan e la gestione delle catene di approvvigionamento globali, in un vertice che si preannuncia come un banco di prova per “l’America First” di fronte alla “Via della Seta”. 

Con l’estate boreale, la palla passerà ai grandi consessi internazionali per discutere di tregue, alleanze e clima. A giugno, la Francia ospiterà i leader delle sette economie più avanzate nella cornice alpina di Évian-les-Bains. Sarà il primo grande momento di confronto collettivo per gestire l’economia post-conflitto e le nuove barriere doganali. 

A luglio, ad Ankara si svolgerà il vertice Nato, dove – in un clima che si spera possa essere di tregua – l’Alleanza dovrà ridisegnare la propria postura sul fianco orientale e decidere i futuri confini della difesa atlantica. 

Pochi mesi dopo, a novembre, la Turchia tornerà protagonista ospitando la Cop31 ad Antalya, dopo quella appena conclusa di Belém, in Brasile. Sebbene guidata dall’Australia, la conferenza dovrà dare risposte concrete sulla transizione energetica, in un momento in cui le priorità nazionali sembrano spesso prevalere su quelle climatiche. 

L’anno si concluderà negli Stati Uniti con il G20 di Miami. In quella sede, il governo statunitense proverà a imporre la propria agenda basata su deregulation e sicurezza energetica, cercando di riconfigurare la cooperazione tra le 20 economie più grandi del pianeta.