SYDNEY - Le comunità indigene attendono una decisione cruciale della polizia statale che potrebbe impedire lo svolgimento della marcia di Invasion Day prevista per il 26 gennaio a Sydney.

In giornata il commissario Mal Lanyon della NSW Police dovrà stabilire se prorogare per altre due settimane le restrizioni sulle assemblee pubbliche, già estese una prima volta nelle scorse settimane.

Se la misura temporanea venisse nuovamente prolungata, i manifestanti non potrebbero sfilare per le strade cittadine, pur non essendo formalmente vietate le proteste. Le norme in vigore, infatti, impediscono di richiedere l’autorizzazione per i cortei e lasciano i partecipanti esposti al rischio di arresto per ostruzione del traffico o dei passaggi pedonali.

Blak Caucus, il collettivo che organizza da anni la manifestazione Invasion Day, spera che la polizia scelga di non rinnovare le limitazioni. “Non siamo qui per creare problemi o scontri - ha dichiarato Elizabeth Jarrett, esponente del gruppo -. La polizia dovrebbe fare un passo indietro e lasciarci marciare”.

La protesta, tradizionalmente organizzata con partenza da Hyde Park, intende portare all’attenzione pubblica temi come il divario tra le condizioni di salute indigene e quelle non indigene, le morti in custodia e il razzismo sistemico. Per molte First Nations, il 26 gennaio rappresenta un giorno di lutto, commemorato ininterrottamente dal 1938.

I poteri che consentono al commissario di limitare le assemblee sono stati introdotti con leggi approvate in tempi rapidi dopo l’attentato terroristico di Bondi, nel quale due uomini armati hanno ucciso 15 persone. Il governo federale ha annunciato una giornata di lutto nazionale per ricordare le vittime, previsto per giovedì, pochi giorni prima di Invasion Day.

Jarrett, donna Gumbaynggirr, Bundjalung e Dunghutti, ha invitato lo Stato a riconoscere il diritto delle popolazioni aborigene a commemorare il proprio dolore. “Che tipo di polizia siete, se vi opponete a popoli sovrani e ai loro alleati e minacciate arresti di massa nel nostro giorno nazionale di lutto?”, ha detto.

Nonostante le restrizioni, alcune manifestazioni si sono già svolte nelle ultime settimane, compresa una protesta sulle morti in custodia. In quell’occasione la polizia ha emesso ordini di allontanamento quando gli organizzatori hanno suggerito ai partecipanti di attraversare la strada in piccoli gruppi per evitare blocchi. Pur tra le critiche, gli stessi organizzatori hanno invitato a rispettare le indicazioni per ragioni di sicurezza.

Se le limitazioni dovessero includere anche le iniziative di Invasion Day, Blak Caucus ha fatto sapere che adotterà un approccio simile, fornendo istruzioni ai manifestanti per ridurre i rischi.

Resta ora da capire se la polizia consentirà alla marcia di svolgersi come previsto o se il 26 gennaio, il giorno delle celebrazioni di Australia Day, a Sydney sarà segnato da un nuovo braccio di ferro tra autorità e comunità aborigene.