SONORA – Si delineano con maggiore precisione i contorni della vicenda sanitaria emersa a Hermosillo, nello Stato messicano di Sonora, dove infusioni endovenose somministrate da un medico sono state associate a gravi conseguenze per diversi pazienti.

Secondo i dati ufficiali aggiornati al 7 aprile 2026, sono stati registrati 11 casi sospetti: 8 persone sono morte, una è ricoverata e due risultano guarite. Dopo la chiusura della struttura coinvolta, non sono stati segnalati nuovi casi).

La Procura Generale dello Stato di Sonora ha avviato un’indagine per omicidio colposo legato a presunta negligenza professionale. È in corso un’operazione per localizzare il medico ritenuto responsabile, attualmente irreperibile.

Il procuratore generale Gustavo Rómulo Salas Chávez ha precisato che l’indagato era incaricato di prescrivere, preparare e somministrare le soluzioni, oltre a coordinare il personale coinvolto.

“Lo stiamo cercando per omicidio colposo e per negligenza professionale e naturalmente ciò configura anche un’aggravante legata alla responsabilità medica e tecnica”, ha sottolineato il procuratore generale nella conferenza stampa di questa mattina.

L’indagine è partita il 30 marzo, dopo la morte di due pazienti – padre e figlio – in un ospedale privato, a seguito di un rapido peggioramento delle loro condizioni dopo le infusioni.

Finora sono stati realizzati oltre 117 atti investigativi, tra cui 51 interviste a vittime, familiari e fornitori. Il ministero pubblico ha inoltre ottenuto un mandato giudiziario contro il sospettato e ha attivato ricerche anche a livello nazionale e internazionale.

Secondo quanto emerso dalle autorità, i farmaci e i prodotti utilizzati risultavano autorizzati e distribuiti legalmente. Tuttavia, la linea investigativa principale punta a un errore nella preparazione e nella somministrazione delle soluzioni, attribuito direttamente al medico indagato.

Il Procuratore ha evidenziato che, sebbene i prodotti utilizzati fossero autorizzati dal punto di vista sanitario e distribuiti legalmente, la linea investigativa punta a una cattiva pratica nella preparazione e nella somministrazione delle sostanze, attribuibile direttamente all’imputato. “Ci aspettiamo nelle prossime ore di ottenere la cattura di questa persona per portarla davanti all’autorità giudiziaria affinché compaia e le vengano contestati i reati indicati”, ha concluso.

Il 31 marzo è stato messo sotto sequestro l’ambulatorio dove venivano effettuate le infusioni, insieme a cartelle cliniche, farmaci e materiali sanitari, alcuni dei quali presentavano irregolarità. La struttura è stata contestualmente chiusa dalle autorità sanitarie.

Le analisi sui campioni biologici e sui prodotti sequestrati sono in corso presso la Commissione di controllo analitico e ampliamento della copertura (Ccayac), laboratorio di riferimento nazionale della Cofepris, per determinare con precisione la composizione delle sostanze e il loro legame con i decessi.

Le autorità sanitarie mantengono attive le misure di sorveglianza epidemiologica e verifiche sanitarie. È stato ribadito che il monitoraggio resta costante e che la popolazione sarà informata tempestivamente su eventuali sviluppi.