DAVOS - In una giornata definita “emozionante” dal presidente degli Stati Uniti, il World Economic Forum di Davos è diventato il palcoscenico per la nascita ufficiale del Board of Peace. Donald Trump ha firmato oggi la carta fondativa, trasformando il consiglio in un’organizzazione internazionale a tutti gli effetti.
“La carta è ora pienamente in vigore”, ha annunciato il tycoon davanti a una platea di leader mondiali, assicurando che l’organismo lavorerà in coordinamento con le Nazioni Unite, pur ribadendo che queste ultime “hanno un potenziale enorme che non sfruttano mai”.
La cerimonia di firma, presentata dalla portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt, ha visto i leader sfilare a coppie per siglare il documento ai lati di Trump. Tra i firmatari principali figurano alleati storici come l’ungherese Viktor Orbán e l’argentino Javier Milei, insieme alla presidente del Kosovo Vjosa Osmani, che ha ringraziato gli Usa per il ruolo storico nei Balcani. Tra i firmatari figurano anche i rappresentanti di Marocco, Bahrain, Emirati Arabi Uniti, Egitto e Kazakistan.
Trump si è detto “veramente onorato” della presenza dei leader sul palco, riservando un ringraziamento speciale all’ex primo ministro britannico Tony Blair, che siederà nel comitato esecutivo nonostante il Regno Unito, come nazione, abbia declinato la partecipazione.
Proprio il rifiuto di Londra ha segnato uno dei momenti di tensione diplomatica. La ministra degli Esteri britannico Yvette Cooper ha spiegato alla Bbc che “c’è ancora un’enorme quantità di lavoro da fare” e ha espresso preoccupazione per l’invito rivolto a Vladimir Putin, le cui forze combattono ancora in Ucraina. Anche la Germania ha mantenuto una posizione cauta: il cancelliere Friedrich Merz ha lasciato Davos prima della cerimonia per impegni istituzionali a Bruxelles, lasciando intendere che la riflessione tedesca sia ancora in corso.
Non è mancato l’affondo di Trump verso la Nato e, in particolare, verso la Spagna: “Tutti gli alleati ora pagano il 2%, tranne gli spagnoli. Non so che problema abbiano, vogliono scroccare, ci devo parlare”, ha affermato il presidente con il suo consueto stile diretto.
Il cuore operativo del Board of Peace rimane la Striscia di Gaza. Jared Kushner, genero del presidente, ha illustrato il progetto di ricostruzione proiettando immagini futuristiche di “New Gaza” e “New Khan Younis”: città costiere piene di grattacieli e infrastrutture hi-tech simili a Dubai.
Voci circolanti tra i media arabi suggeriscono un’intesa clamorosa: Hamas potrebbe consegnare armi e mappe dei tunnel in cambio del riconoscimento come partito politico e dell’esilio sicuro per la sua leadership. Trump ha però evitato dettagli, limitandosi a esortare la restituzione delle spoglie dell’ultimo ostaggio israeliano.
“Ho fermato otto guerre e portato finalmente la pace in Medio Oriente”, ha rivendicato Trump, aggiungendo che un nono conflitto - quello in Ucraina - “finirà molto presto”. Sebbene abbia ammesso che le trattative siano più difficili del previsto, ha assicurato che “grandi progressi” sono stati fatti. Anche l’Iran, secondo il tycoon, avrebbe dato segnali di apertura: “Adesso vogliono parlare e noi parleremo”.
Il segretario di Stato Marco Rubio ha chiuso la cerimonia lodando l’operato di Trump come l’uomo che “ha sognato l’impossibile”, definendo il Board of Peace lo strumento definitivo per porre fine ai conflitti globali.