Varcare la soglia della chiesa di San Brendan, lungo l’antica e alberata Wellington Street di Flemington, suscita una sensazione particolare. È come tornare a casa dopo un lungo viaggio. Questo sobborgo, a pochi chilometri dal centro di Melbourne, è stato per oltre un secolo il quartiere prediletto di famiglie cattoliche benestanti – giudici, medici, avvocati, professionisti – ma anche di tanti emigrati italiani che tra Flemington, Newmarket e Ascot Vale hanno messo le loro radici.

Entrando in chiesa si è avvolti da un’atmosfera di serenità. Per un momento si resta fuori dal frastuono di un mondo sempre più frenetico. Non vi mettevo piede da mesi, dall’ultimo funerale di un caro amico. E subito la memoria è tornata agli anni ’60, ’70 e ’80, quando le statue dei santi patroni delle città siciliane occupavano con dignità le loro nicchie. I membri dei comitati le spolveravano con cura e vi si raccoglievano in preghiera nelle settimane che precedevano le feste. Oggi quelle statue sono raccolte insieme in uno spazio comune, quasi dimenticate, e l’immagine suscita una punta di malinconia.

Seduti in attesa della Messa – celebrata in inglese dal sacerdote maltese padre Edwin Agius – si viene accompagnati dal canto limpido di Angela Grasso all’organo. Angela, figlia di Alfio Pavone e Maria, è cresciuta in questa parrocchia, qui è stata battezzata e si è sposata. Da anni è l’organista principale e per molti resta la bambina che accompagnava la madre, giovane vedova, ai banchi della chiesa. Oggi è madre e nonna, ma San Brendan continua a essere la sua seconda casa. La mente corre ai tempi in cui i sacerdoti assegnati alla parrocchia erano giovani e pieni di entusiasmo – come padre Sean O’Connell e padre Peter O’Rourke. La chiesa era il punto di riferimento delle famiglie italiane: i Lazzara, i Sabato, i Farfalla, i Di Stefano occupavano i primi banchi sulla destra. Ognuno aveva il “proprio” posto. Era il luogo dove i nuovi emigrati muovevano i primi passi, stringevano amicizie, imparavano osservando i più anziani e si prendevano cura l’uno dell’altro quando qualcuno mancava all’appuntamento domenicale per motivi di salute. Molti giovani si conobbero proprio lì e portarono all’altare le loro future spose.

Lo scorso gennaio, circa 200 devoti si sono ritrovati a San Brendan per celebrare San Sebastiano martire. Nell’omelia, padre Edwin ha ripercorso la vita del santo. Nato a Narbo Martius, nell’attuale Francia, poi trasferitosi a Milano e divenuto ufficiale dell’esercito romano nel 283 d.C. Senza che l’imperatore Diocleziano lo sapesse, Sebastiano era cristiano e aiutava segretamente i perseguitati, incoraggiando i martiri a restare fedeli alla loro fede. Scoperto, fu condannato a morte dagli arcieri mauritani. Sopravvisse miracolosamente, ma continuò a professare apertamente la sua fede e fu infine bastonato a morte il 20 gennaio 287. È venerato come patrono degli atleti e difensore della fede cristiana. Al termine della celebrazione, il presidente del comitato organizzatore, l’avvocato Paul Gangi, ha ringraziato padre Edwin, la coordinatrice Lina Catania, il cerimoniere Frank Sirianni, la banda musicale e le numerose famiglie presenti. La statua del santo è stata poi portata in processione attorno alla chiesa, prima di fare ritorno nella sua nicchia.

Circa 140 fedeli si sono quindi ritrovati nel salone del Reggio Calabria Club di Parkville per un rinfresco offerto dal Ferla Social Club. Il sodalizio, fondato nel 1972 e oggi senza sede dopo la vendita dei locali di Coburg nel 2019, continua a organizzare la festa di San Sebastiano e altre iniziative sociali che richiamano ogni volta centinaia di partecipanti. La prossima grande ricorrenza sarà il 57esimo anniversario del club, previsto per ottobre.