La comunità italiana si è radunata presso la chiesa di Saint Joseph a Rozelle per celebrare la festa di San Giuseppe, protettore di Spadafora. La giornata si è aperta con la celebrazione della messa, seguito da una breve processione all’interno della chiesa, durante la quale la statua del santo è stata portata a spalla dai fedeli. Come da tradizione, il gruppo si è poi riunito alla fine della processione per dedicare un momento di raccoglimento in preghiera difronte la statua, dove sono state poi poste le offerte.

Al termine della funzione religiosa, i partecipanti si sono ritrovati negli spazi parrocchiali per un rinfresco, occasione che ha permesso di prolungare lo spirito della festa anche oltre il momento liturgico.

La celebrazione affonda le sue radici in una tradizione che accompagna da decenni la comunità originaria di Spadafora, piccolo borgo marinaro della Sicilia. Proprio il desiderio di mantenere viva questa ricorrenza anche in Australia portò, nel 1967, alla formazione di un comitato dedicato a San Giuseppe. Fu allora commissionata in Italia una statua in legno raffigurante il santo con il Bambino Gesù al suo fianco.

La statua arrivò a Sydney nel 1968 e venne benedetta dall’allora arcivescovo della città durante una messa solenne nella cattedrale di St Mary. Il suo primo luogo di custodia fu la chiesa di St Francis de Sales a Surry Hills, presso la Missione Scalabriniana italiana, dove rimase fino al 1977. Successivamente fu trasferita alla chiesa di St Columba a Leichhardt, più vicina alle aree in cui vivevano molti immigrati italiani. Dopo quarant’anni, nel 2007, la statua trovò una nuova collocazione definitiva proprio nella chiesa di Saint Joseph a Rozelle, dove oggi occupa un posto centrale.

Fin dal 1968, la festa viene celebrata la domenica successiva al 19 marzo, giorno di San Giuseppe. In passato, soprattutto tra gli anni ‘70 e ‘80, la ricorrenza assumeva dimensioni molto più ampie: migliaia di persone si radunavano nei pressi dell’ex APIA Club a Lilyfield, tra bancarelle, giostre, spettacoli e fuochi d’artificio. Con il tempo, la celebrazione si è trasformata, mantenendo però i suoi elementi fondamentali: la messa, la processione e i momenti conviviali.

Tra le figure storiche del comitato spicca Frankie Ilacqua, oggi 88enne, parte del comitato fin dagli inizi e arrivato in Australia nel 1952. “Mi ricordo molto bene quando abbiamo iniziato, il santo era a Surry Hills. Io sono della vecchia guardia e ne vado fiero - racconta -. È bellissimo vedere che, anche se questa tradizione si trasforma nel tempo, rimane un grande attaccamento della comunità verso San Giuseppe”. A sottolineare il valore della continuità è anche il presidente del comitato, Vince Squadrito, che ha voluto dedicare un pensiero ai presenti: “Grazie a tutti coloro che hanno preso parte a questa giornata. Celebrare San Giuseppe significa custodire una tradizione che appartiene alla nostra storia e alla nostra identità. Siamo orgogliosi di aver mantenuto viva nel tempo questa eredità culturale e religiosa”.

Oggi, pur in una forma più raccolta rispetto al passato, la festa continua a rappresentare un punto di riferimento per la comunità, uno spazio in cui fede, memoria e appartenenza si intrecciano, mantenendo vivo il legame con le proprie radici.