ROMA – Il piano di volo dell’aereo americano arriva nelle mani dell’Aeronautica militare italiana, ma qualcosa non quadra: nella richiesta di autorizzazione per l’atterraggio nella base Nato di Sigonella, in Sicilia, ci sono anche dei bombardieri la cui destinazione è la guerra in Medio Oriente.
Con i velivoli già ad alta quota, cominciano minuti interminabili: il numero uno dell’Aeronautica contatta il capo di Stato maggiore, che a sua volta informa immediatamente il ministro della Difesa, Guido Crosetto. Quel tipo di aereo non può sostare in Italia, lo prevedono i trattati. E non c’è tempo per condividere la decisione con il Parlamento.
È così che venerdì scorso si è consumato il secondo no dell’Italia agli Stati Uniti: il nervo diplomatico è ancora Sigonella, 41 anni dopo la presa di posizione di Bettino Craxi. Ma, a differenza di allora, non ci sarebbero frizioni tra le parti, stando alle note ufficiali sia di Palazzo Chigi che del Pentagono.
A chiarire in queste ore in latino che si è trattato di una decisione che imponeva una scelta netta tra due soli scenari, senza vie di mezzo, è lo stesso Crosetto: “Tertium non datur”, scrive in un tweet, spiegando che “gli accordi internazionali disciplinano e distinguono con chiarezza ciò che necessita di specifica autorizzazione del governo, in assenza della quale non è possibile concedere nulla, e ciò che invece è considerato autorizzato tecnicamente perché ricompreso negli accordi.
Un ministro deve solo farli rispettare”. Del resto - a quanto viene fatto trapelare da ambienti della Difesa - nessuno dagli Usa aveva chiesto alcuna autorizzazione né aveva consultato i vertici militari italiani a tempo debito. E che la questione riguardasse un volo che non aveva nulla a che fare con aspetti logistici, si è scoperto solo grazie a quei piani di volo.
Accettare quell’atterraggio, dunque, avrebbe assunto il significato di contribuire attivamente al conflitto in Iran, in totale contrasto con la linea ribadita anche nell’ultimo Consiglio Supremo di Difesa. Sul fronte operativo si va avanti come se nulla fosse, d’altro canto “le basi sono attive, in uso e nulla è cambiato”, specifica Crosetto. Se sulle piste di atterraggio Nato nel nostro Paese tutto resta com’era, toccherà capire nei prossimi giorni se questo vale anche per i rapporti d’Oltreceano con Washington.
L’Italia rispetta i trattati e “fornisce attualmente sostegno garantendo accesso, basi e diritti di sorvolo alle forze statunitensi”, spiega in serata un funzionario del Pentagono rispondendo all’agenzia di stampa ANSA. Una dichiarazione ampiamente preceduta da una nota di Palazzo Chigi in cui si sottolinea che “non si registrano criticità né frizioni con i partner internazionali. I rapporti con gli Stati Uniti, in particolare, sono solidi e improntati a una piena e leale collaborazione”.
E lo stesso ministro ribadisce: “Non c’è alcun raffreddamento o tensione con gli Usa, perché conoscono le regole che disciplinano dal 1954 la loro presenza in Italia bene come le conosciamo noi”. Dunque nessun dietro front sulla linea dell’esecutivo rispetto a quanto già riferito alle Camere dall’inizio del conflitto in Medio Oriente, la cui linea - viene ribadito - “è chiara, coerente e già pienamente condivisa con il Parlamento, senza alcuna modifica. Ogni richiesta viene esaminata con attenzione, caso per caso, come sempre avvenuto anche in passato”. Il chiarimento però non convince tutte le forze politiche.
Il Movimento 5 Stelle, con i suoi capigruppo delle commissioni Difesa, Alessandra Maiorino e Arnaldo Lomuti, ricorda di essere strato il primo a “denunciare il coinvolgimento di Sigonella nelle operazioni belliche americane”, chiedendo “ulteriori chiarimenti alla Difesa e di spiegare esattamente cos’è accaduto venerdì notte”.
A chiedere interventi in Aula del governo sono anche il Pd e Avs. “Negare l’autorizzazione da parte dell’Italia non può essere una decisione sporadica, deve diventare una linea politica espressa con chiarezza, anche in vista di future improprie richieste dal comando Usa”, avverte la leader dem Elly Schlein.
E il ‘verde’ Stefano Bonelli avverte: “Non possiamo nasconderci dietro l’ipocrisia. Da Sigonella, con regolarità, parte il Triton, drone di monitoraggio che poi va a bombardare”. Lontano dalle polemiche, in queste ore, dei bombardieri B52 sorvolano i cieli dei Paesi del Golfo.