SINGAPORE – Australia e Singapore hanno concordato di compiere “ogni sforzo possibile” per soddisfare reciprocamente il fabbisogno di carburante e gas, mentre prosegue la crisi in Medio Oriente. Il primo ministro Anthony Albanese ha tenuto colloqui bilaterali con il primo ministro Lawrence Wong all’Istana, poco dopo la sua visita a Jurong Island, un vasto polo industriale per la raffinazione del petrolio.

Singapore è il principale fornitore di benzina per l’Australia e la seconda fonte per diesel e carburante per aerei. Tuttavia, con il restringersi delle forniture di greggio, crescono i timori che le raffinerie possano ridurre la produzione, costringendo un numero crescente di Paesi a introdurre controlli sulle esportazioni. “In un periodo di incertezza globale come quello attuale, fiducia, amicizia e cooperazione con i nostri vicini contano più che mai”, ha dichiarato il primo ministro Anthony Albanese.“Si tratta di una relazione che, cosa importante, contribuisce a garantire la sicurezza energetica di entrambe le nostre nazioni”.

Circa un quarto del carburante australiano proviene dalle raffinerie di Singapore, mentre circa un terzo del gas liquido di Singapore arriva dall’Australia, ha spiegato Albanese. “Uno degli aspetti su cui verte l’accordo odierno è la massimizzazione dei rispettivi contributi”, ha aggiunto, ribadendo l’affidabilità dell’Australia come esportatore di gas.

“Uno degli obiettivi è fare in modo che, qualora Singapore, attraverso processi commerciali, necessiti di ulteriori forniture di gas liquido, nel tempo entreranno in funzione nuovi giacimenti e continueremo a fornire supporto a Singapore”.

La dichiarazione congiunta firmata dai due leader va oltre l’intesa raggiunta il mese scorso per garantire la continuità dei flussi di carburante e gas tra i due Paesi. “Abbiamo concordato sulla necessità di coordinare la nostra risposta a questa crisi globale, affinché entrambi i nostri Paesi siano più forti e resilienti in futuro”, si legge nel comunicato congiunto.

“Abbiamo espresso la nostra determinazione a compiere il massimo sforzo per soddisfare le reciproche esigenze di sicurezza energetica, nel contesto dell’acuta crisi energetica che sta attualmente colpendo i mercati globali”. I due leader hanno inoltre concordato di rafforzare il nuovo impegno aggiungendo un protocollo “giuridicamente vincolante” all’accordo di libero scambio tra Australia e Singapore.

Il ministro dell’Energia Chris Bowen ha confermato che l’Australia sta diversificando le fonti di approvvigionamento, con acquisti aggiuntivi da Nord America e Messico. Nonostante questo, la prossimità geografica delle forniture asiatiche resta un fattore decisivo per tempi e costi. Sul piano economico, la relazione con Singapore è già centrale. Si tratta del principale partner commerciale dell’Australia nel Sud-Est asiatico, con accordi recenti che includono anche la cooperazione energetica. A marzo, i due Paesi hanno ribadito l’impegno a garantire il flusso di beni essenziali, tra cui petrolio e gas.

La missione di Albanese si inserisce quindi in una strategia più ampia: rafforzare le catene di approvvigionamento in un contesto instabile. 

Sempre sul fronte energetico, un’altra novità ha concentrato le attenzioni nei giorni scorsi, una vasta miniera sotterranea di carbone nel New South Wales potrà continuare l’attività per altri due anni, fino alla fine del 2029, in base a una decisione della Independent Planning Commission. L’estensione riguarda i siti Chain Valley e Mannering, a sud di Newcastle, e si inserisce in una fase di transizione energetica che resta oggetto di confronto politico.

La Commissione ha motivato il via libera con la necessità di garantire forniture alla centrale elettrica di Vales Point, ritenuta ancora fondamentale nel sistema energetico dello Stato durante il passaggio verso fonti rinnovabili. Il carbone verrà trasportato direttamente tramite nastri, evitando traffico su gomma.

Un elemento centrale della decisione riguarda il calendario normativo. Gli obiettivi vincolanti di riduzione delle emissioni entreranno in vigore dal 2030, il giorno successivo alla chiusura prevista della miniera. Di conseguenza, le emissioni legate all’estensione non rientreranno formalmente nelle valutazioni previste dalla legge.