“Chi è di Sulmona?”. Piero D’Elia lo chiede dal palco della Ballroom Gabriele D’Annunzio, microfono in mano, e dalla sala le mani si alzano una dopo l’altra, in mezzo alle 240 persone riunite per una serata dedicata alla loro città.
È la ‘Sulmona Night’, la serata che ogni anno l’Abruzzo Club di Brunswick dedica alla città abruzzese, e sabato 3 ottobre la sala si riempie di nuovo di famiglie intere, nonni e nipoti. Quattro bambine vestite di rosa si rincorrono tra i tavoli, sfiorando piatti e bicchieri, finché i loro papà non le prendono in braccio. Poi Elio D’Angelo sale sul palco, saluta e ringrazia i presenti, in particolare i ragazzi più giovani venuti a festeggiare, augurando a tutti buona serata e buon appetito.
Dietro la festa c’è proprio lui, membro del comitato esecutivo, che la organizza da quasi dodici anni, da quando ha raccolto il testimone da chi c’era prima. Da quanto tempo esista la ‘Sulmona Night’ non sa dirlo con certezza, forse venti, forse venticinque, forse trent’anni, ma su chi se ne occupi oggi non ha dubbi: “Faccio tutto io”. Si comincia dalla locandina, che costruisce unendo tre foto scattate da lui stesso a Sulmona, con in primo piano la statua di Ovidio, il poeta nato in città; poi mette insieme le liste degli ospiti, fa le telefonate e segue ogni passaggio fino alla serata: circa tre settimane di lavoro, tra nomi e annunci sul giornale. Quando gli chiedo cosa lo spinga a continuare, anno dopo anno, risponde: “Per tenere la gente unita”.
Quando parla di Sulmona, cambia tono e ci racconta della piazza dove, a luglio, si corre la Giostra Cavalleresca: i cavalieri disegnano un otto con i cavalli e infilano anelli di grandezze diverse, che valgono più punti quanto più sono piccoli, in una corsa contro il tempo. Lui è di Sulmona, anche se in Australia vive ormai da 62 anni.
A tavola si susseguono quattro portate, dagli antipasti con focaccia agli spaghetti alla chitarra, poi agnello o pesce e il tiramisù per chiudere, mentre i bambini hanno un menù tutto loro, con il gelato in fondo.
Tra un piatto e l’altro, il personale di sala si muove veloce tra i tavoli con la stessa attenzione per tutti, dai nonni ai più piccoli, coordinato da Luisa Medina, floor manager del club, che segue la serata dall’inizio alla fine.
A far ballare la sala ci pensa la musica dal vivo degli As Good As It Gets, con Josie e Piero che per tutta la serata presentano e cantano, finché a un certo punto la pista diventa un grande girotondo. Ci si prende per mano e il cerchio gira per la sala, si stringe, si allarga, cambia direzione, tenendo dentro famiglie, bambini, nonni e persone che fino a quel momento, magari, non si sono mai incontrate. “Per tenere la gente unita”, dice Elio, ed è difficile trovare un’immagine più precisa di quel cerchio che si muove: è così che tradizioni, musiche e storie passano da una generazione all’altra, quasi senza accorgersene.