SYDNEY - Scatta il conto alla rovescia per il nuovo accordo quinquennale sul finanziamento degli ospedali pubblici, mentre medici e governi statali avvertono che senza un aumento reale delle risorse sarà difficile ridurre le liste d’attesa.

Anthony Albanese incontra oggi a Sydney i premier e i ministri capo, con l’obiettivo di chiudere un’intesa che dovrebbe entrare in vigore dal 1° luglio.

La riunione del Consiglio intergovernativo affronterà anche il tema della spesa del National Disability Insurance Scheme (NDIS), ma il nodo più urgente resta la sanità. La pressione è legata anche al calendario politico: il governo del South Australia entrerà in modalità caretaker a un mese dalle elezioni statali del 21 marzo.

Se non si raggiunge un accordo a breve, avvertono le parti, potrebbe non esserci il tempo tecnico per finalizzare un nuovo patto entro la scadenza, rendendo probabile un’ulteriore proroga di un anno.

A dicembre il governo federale ha messo sul tavolo 23 miliardi di dollari per gli ospedali pubblici nei prossimi cinque anni, inclusi 2 miliardi destinati a gestire il problema dei pazienti anziani bloccati in reparto mentre attendono un posto nell’assistenza per la terza età.

Un rapporto indipendente del 2025 ha stimato che fino a un letto su dieci negli ospedali pubblici australiani possa essere occupato da persone che non avrebbero più bisogno di cure acute, ma non hanno alternative disponibili tra assistenza per anziani e sostegno di disabilità.

Il ministro della Sanità Mark Butler ha definito l’offerta “generosa” e ha detto che Canberra negozia in buona fede. Stati e Territori, però, chiedono che il governo rispetti l’impegno indicato in un’intesa del 2023: aumentare la quota federale del finanziamento ospedaliero al 42,5 per cento entro il 2030 e al 45 per cento entro il 2035. Secondo quanto emerge, la quota attuale sarebbe ancora lontana da quei traguardi.

Albanese ha ricordato che il governo ha già investito in misure sanitarie, triplicando dell’incentivo al bulk-billing, ma ha anche mandato un messaggio chiaro ai governi statali. “Non siamo un bancomat”, ha detto da Cairns, aggiungendo che serve responsabilità di bilancio, anche perché gli Stati hanno conti sotto pressione.

Il premier del Queensland David Crisafulli ha chiesto un’offerta migliore e ha avvertito che senza risposte concrete sul “bed block” legato all’assistenza agli anziani non firmerà l’accordo. Il premier del South Australia Peter Malinauskas ha indicato invece che un’intesa potrebbe essere possibile se la proposta venisse aumentata abbastanza da rimettere la quota federale su una traiettoria credibile verso il 42,5 per cento.

A spingere per un salto di qualità è anche l’Australian Medical Association. La presidente Danielle McMullen ha detto che i fondi non possono andare in “pilota automatico”: coprire solo l’aumento dei costi non ridurrà le attese. Secondo McMullen servirebbero fino a 40 miliardi di dollari in più per portare il contributo federale al 45 per cento già entro il 2030.