CANBERRA - Cresce la tensione tra i coltivatori australiani mentre Australia e Unione Europea si avvicinano alla conclusione di un accordo commerciale negoziato per oltre otto anni.

Al centro dei timori ci sono le quote su carne bovina e ovina, ritenute decisive per l’accesso al mercato europeo.

L’intesa dovrebbe essere annunciata con l’arrivo a Canberra della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, attesa per incontrare il primo ministro Anthony Albanese. Dopo anni di trattative bloccate su agricoltura e denominazioni dei prodotti, le parti sembrano ora vicine a una soluzione.

Ma il settore agricolo resta cauto. La National Farmers Federation ritiene l’aumento delle quote un punto non negoziabile. “Non potrebbe esserci momento peggiore per accettare un accordo che penalizza l’agricoltura australiana”, ha dichiarato il presidente Hamish McIntyre. L’organizzazione teme che Bruxelles offra un accesso limitato, mentre continua a sostenere i propri produttori con ingenti sussidi.

Anche la NSW Farmers Association esprime preoccupazione, ritenendo che l’agricoltura rischi di essere utilizzata come leva negoziale. Entrambe le organizzazioni ribadiscono che un accordo debole sarebbe peggiore di nessun accordo.

Il ministro del Commercio Don Farrell ha incontrato il commissario europeo Maros Sefcovic per definire gli ultimi dettagli, ma alcuni nodi restano aperti. Tra questi, l’accesso al mercato europeo e la questione delle indicazioni geografiche, con l’UE che chiede restrizioni sull’uso di nomi come “feta”, “parmesan” e “prosecco”.

Secondo Meat and Livestock Australia, l’accordo rappresenta un’opportunità per superare uno svantaggio competitivo consolidato. Le attuali quote sono considerate troppo limitate per rendere conveniente l’export verso l’Europa, mentre i dazi restano elevati.

L’ex funzionaria commerciale Prudence Gordon ha sottolineato che, senza un concreto miglioramento delle condizioni di accesso, l’accordo rischia di avere un impatto limitato. “Le quote attuali sono troppo basse per essere economicamente rilevanti”, ha osservato.

Il contesto globale aggiunge pressione. L’incertezza sui mercati internazionali e il cambiamento degli equilibri commerciali spingono verso una chiusura dell’intesa. Tuttavia, per molti nel settore agricolo, il rischio è che l’Australia privilegi la cooperazione internazionale a scapito dei propri produttori.

La decisione finale è ormai imminente. Resta da capire se l’accordo riuscirà a soddisfare le aspettative di un comparto che lo considera cruciale per il proprio futuro.