CANBERRA - L’accordo di libero scambio tra Australia e Unione Europea entra in vigore tra aspettative e polemiche, con il settore della carne che contesta i risultati mentre Bruxelles punta sull’intesa anche sul piano della sicurezza.

Dopo anni di negoziati, le parti hanno raggiunto un’intesa che prevede la riduzione dei dazi e una maggiore cooperazione in ambito economico e militare. L’Australia eliminerà una tariffa del 5% su una vasta gamma di prodotti europei, tra cui automobili, abbigliamento e alimentari, mentre l’UE aprirà il proprio mercato a minerali strategici, beni manifatturieri e diversi prodotti lattiero-caseari australiani.

La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, intervenuta a Sydney, ha sottolineato il valore geopolitico dell’accordo. “Le esigenze di sicurezza di Europa e Australia non sono mai state così vicine”, ha affermato, richiamando le tensioni nel Golfo Persico e nell’Indo-Pacifico.

Von der Leyen ha descritto la regione come il “centro nevralgico della sicurezza globale”, evidenziando le preoccupazioni legate alla crescita della Cina e alle sue attività marittime. Il rafforzamento dei legami difensivi è stato indicato come elemento chiave per garantire stabilità e prosperità.

Sul fronte interno, però, l’intesa incontra resistenze. Il settore della carne rossa ha reagito con durezza, sostenendo che l’accordo non offre un accesso sufficiente al mercato europeo. Le nuove quote, pari a circa 35mila tonnellate annue, sono giudicate troppo limitate per avere un impatto commerciale di vera rilevanza.

Dietro le critiche emerge anche un malcontento più ampio: molti produttori ritengono di essere stati sacrificati nella trattativa, con Canberra che avrebbe accettato condizioni europee per chiudere l’accordo e rafforzare i rapporti strategici, lasciando il comparto agricolo a pagare il prezzo dell’intesa.

Il ministro del Commercio Don Farrell difende il risultato, parlando di un aumento consistente delle opportunità di export. “Chiediamo al settore di sostenere questo accordo, è un momento cruciale”, ha dichiarato.

Ma le organizzazioni agricole restano scettiche. La National Farmers Federation sottolinea che le quantità concordate restano inferiori alle aspettative e rischiano di vincolare il settore per decenni. Anche i produttori ovini parlano di progressi limitati rispetto alle proposte già respinte in passato.

Diversa la reazione nel settore vinicolo. I produttori di prosecco accolgono positivamente il compromesso sulle denominazioni: il nome potrà continuare a essere utilizzato sul mercato interno, anche se verrà progressivamente eliminato per l’export.

L’accordo segna un passo rilevante nelle relazioni tra Australia ed Europa, ma evidenzia anche divisioni interne. Tra apertura commerciale e interessi settoriali, il dibattito resta aperto.