BELÉM DO PARÁ – L’Accordo di partenariato tra Unione Europea e Mercosur, in trattative da oltre vent’anni, torna al centro dell’attenzione e si avvicina al suo storico epilogo (dopo l’accordo sul testo definitivo a dicembre 2024 a Bruxelles), come lascia intendere la presenza della presidente della Commissione Europea Ursula von del Leyen alla Cop30, la conferenza Onu sul clima in corso in Brasile.

In un contesto globale segnato da dispute commerciali, transizione energetica e riallineamento geopolitico, il trattato è considerato la più grande iniziativa di integrazione biregionale mai costruita tra Europa e America Latina.

Con uno sguardo privilegiato sulle relazioni tra i due blocchi, l’ex parlamentare italiana e avvocata italobrasiliana Renata Bueno analizza i progressi, le sfide e gli impatti previsti per brasiliani, italiani e, in generale, i cittadini di entrambi i continenti. In tutto, 780 milioni di persone. “È un’opportunità non solo economica – dice – ma un’occasione concreta per avvicinare tradizioni, culture e strategie tra due mondi che hanno sempre camminato fianco a fianco”.

I negoziati, iniziati nel 1999, mirano a eliminare tariffe, modernizzare le norme commerciali e rafforzare gli impegni ambientali e sociali. La sua dimensione è senza precedenti: insieme, i blocchi rappresentano un Pil globale combinato stimato in 20.000 miliardi di euro.

La proposta prevede la riduzione delle tariffe sul 91% delle esportazioni del Mercosur verso il mercato europeo e sul 92% nel senso inverso, oltre a quote specifiche per prodotti sensibili come carne bovina ed etanolo. Secondo stime preliminari, il solo Brasile, locomotiva economica dell’area, potrebbe aumentare fino allo 0,8% del suo Pil in esportazioni grazie all’accordo.

Il trattato è già stato vicino alla conclusione in altre occasioni — come nel 2019, quando si raggiunse un “accordo politico” — ma venne bloccato da preoccupazioni ambientali e resistenze di alcuni Paesi europei, soprattutto nel settore agricolo.

Lo scenario è cambiato tra il 2024 e il 2025. Nel dicembre scorso, Mercosur e Unione Europea hanno annunciato la conclusione del testo finale, includendo salvaguardie per i produttori rurali europei. E in questi giorni, durante la Cop-30 a Belém, il presidente brasiliano Lula e la presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, hanno rinnovato l’ottimismo riguardo alla firma del trattato nel Vertice del Mercosur, previsto per il 20 dicembre a Rio de Janeiro.

Tuttavia, il vero test sarà il processo di ratifica. Che nel Mercosur dipenderà dai singoli Parlamenti nazionali, mentre nella Ue richiederà una maggioranza qualificata dei 27 Stati membri. Le aspettative sono ottimistiche e indicano che la parte commerciale potrà entrare in vigore parzialmente già nel 2026.

Il contesto internazionale, infatti, spinge in quella direzione. Con la rielezione di Donald Trump negli Stati Uniti e il timore di nuove politiche protezionistiche, la Ue cerca di diversificare i fornitori e rafforzare le proprie catene produttive.

Paesi come Germania e Spagna vedono il Mercosur come fornitore strategico per minerali essenziali alla transizione verde, come litio e terre rare. Per l’America del Sud, il patto rappresenta uno strumento di stabilità regionale e modernizzazione economica. Le resistenze persistono soprattutto da parte della Francia, che mantiene preoccupazioni sugli impatti nel settore agroalimentare europeo.

Il testo finale prevede un’ampia riduzione tariffaria, quote per prodotti agricoli e maggiore competitività per i settori industriali, apertura per telecomunicazioni, energie rinnovabili, infrastrutture e turismo.

Per quanto riguarda lo sviluppo sostenibile, ne uscirebbero rafforzati l’Accordo di Parigi sul clima e gli impegni su monitoraggio ambientale, tracciabilità e inclusione delle comunità tradizionali. Sono poi previste clausole innovative per ampliare la partecipazione femminile nel commercio e per la protezione sociale e un dialogo permanente su democrazia, multilateralismo e attuazione del trattato.
Si prevede un aumento esportazioni latinoamericane verso l’Europa, in particolare carni, etanolo verde, prodotti agroindustriali e tecnologia integrata.

Per l’Italia, l’accordo apre mercati per settori tradizionali come moda, design, macchinari ed enogastronomia. Per i Paesi del blocco sudamericano, significa modernizzazione, occupazione e nuove opportunità per piccole e medie imprese.

Renata Bueno si augura che l’accordo apra una nuova era diplomatica: “Questo patto non riguarda solo l’economia. È un invito all’unità tra continenti che condividono storia, cultura e valori democratici. È anche un’occasione per rafforzare la cittadinanza italiana come ponte strategico tra Brasile ed Europa”.

Sottolinea inoltre che il trattato potrebbe rafforzare le relazioni con blocchi come l’Efta (blocco europeo non comunitario di cui fanno parte Islanda, Liechtenstein, Norvegia e Svizzera che ha da poco firmato un accordo con il Mercosur) e aprire porte per negoziati con Paesi dell’Asia e dell’Africa. “Sostengo che l’implementazione debba essere trasparente ed equa – dice – affinché i suoi benefici raggiungano tutti: dalle pianure paraguayane ai vigneti toscani”.