WASHINGTON - Stati Uniti e Taiwan hanno raggiunto un accordo commerciale di ampia portata che riduce le tariffe sulle esportazioni taiwanesi e rafforza in modo deciso la cooperazione nel settore dei semiconduttori.

L’intesa, che la Casa Bianca si appresta ad annunciare ufficialmente, prevede l’abbassamento dei dazi al 15 per cento e un impegno complessivo fino a 500 miliardi di dollari per sostenere investimenti taiwanesi negli Stati Uniti.

In base ai termini dell’accordo, le tariffe sui prodotti provenienti dall’isola scenderanno dal 20 al 15 per cento, allineandosi a quelle già applicate a Giappone e Corea del Sud dopo accordi analoghi raggiunti negli anni scorsi. Il quadro include anche limiti specifici per settori come componenti auto, legname e derivati del legno, mentre i farmaci generici prodotti a Taiwan entreranno negli USA senza imposte.

Il cuore dell’intesa riguarda però i semiconduttori. Taipei si è impegnata a investire almeno 250 miliardi di dollari in nuove attività avanzate negli Stati Uniti, tra chip di ultima generazione, energia e intelligenza artificiale. A questo si aggiungono altri 250 miliardi sotto forma di garanzie di credito per sostenere ulteriori investimenti nella catena di approvvigionamento americana dei semiconduttori.

Pur senza citarla esplicitamente, l’intesa ha implicazioni dirette per Taiwan Semiconductor Manufacturing Co., leader mondiale nella produzione di chip per l’intelligenza artificiale. Secondo indiscrezioni, l’accordo prevede la costruzione di almeno quattro nuovi impianti di produzione in Arizona, che si aggiungerebbero alle sei fabbriche e ai due centri di packaging avanzato già annunciati. Il segretario al Commercio Howard Lutnick ha lasciato intendere che l’espansione potrebbe essere ancora più ampia.

L’accordo offre anche sollievo sui dazi futuri: durante la costruzione di nuovi stabilimenti, le aziende potranno esportare negli Stati Uniti fino a 2,5 volte la loro capacità attuale senza tariffe, soglia che scenderà a 1,5 volte una volta completati gli impianti. Washington ha inoltre evitato di introdurre dazi generalizzati sui chip, preferendo negoziare direttamente con i principali esportatori.

Sul piano geopolitico, l’intesa rimuove una fonte di attrito tra Washington e Taipei, alleati chiave in un contesto regionale segnato dalla pressione della Cina, che rivendica il controllo sull’isola. L’accordo viene raggiunto mentre Taiwan registra una forte crescita economica trainata dall’export tecnologico: il PIL per il 2025 è ora stimato al 7,3 per cento e l’avanzo commerciale con gli Stati Uniti ha toccato il record di 150 miliardi di dollari. Un risultato che rafforza ulteriormente il ruolo di Taiwan come perno della filiera globale dei chip.