A 35 anni Achille Lauro si racconta con uno sguardo lucido, ambizioso e profondamente personale, intrecciando successo, musica, famiglia, origini e futuro in un’unica visione coerente. “Sono molto ambizioso. Vorrei essere la cosa più grande mai successa”, dice ridendo, ma dietro quella battuta si percepisce una determinazione concreta, costruita nel tempo e alimentata da un percorso tutt’altro che lineare.

Il successo, per Achille Lauro, non è mai stato un punto d’arrivo improvviso, ma il risultato di un processo lungo, fatto di tentativi, cadute e rinascite. La musica rappresenta il centro di tutto, il suo linguaggio naturale e il mezzo attraverso cui raccontarsi. Non è solo una carriera: è una necessità. “Il successo non è solo talento: è insistenza, ostinazione e metodo. È lavoro, ossessione”, spiega, sottolineando quanto la disciplina sia fondamentale tanto quanto l’ispirazione. In un’epoca in cui tutto sembra rapido e immediato, Lauro rivendica invece la fatica del costruire qualcosa di autentico.

ùEppure, nonostante la complessità del suo percorso artistico, non sembra temere di perdere la direzione. “No, lavoro solo su quello che amo. La mia rotta è la musica e la musica non mi lascia”, afferma con decisione. Per lui, scrivere significa “fotografare il momento”, e ogni momento è diverso. Questa continua trasformazione diventa parte integrante della sua identità: “Io sono 10 persone diverse nello stesso giorno, resto a parlare con tutte”. Una frase che racconta bene la sua natura mutevole, sempre in bilico tra introspezione e sperimentazione.

Accanto alla musica, cresce anche il desiderio di esplorare nuovi mondi creativi, come quello della moda. Non si tratta di un semplice interesse passeggero, ma di un progetto che sta prendendo forma lentamente, con la stessa attenzione che riserva alle sue canzoni. “Mi piacerebbe lavorare nella moda, creare un mondo estetico”, racconta. L’idea è quella di costruire un universo coerente, che rifletta la sua visione artistica a 360 gradi. “Io vengo dalla strada, che è dove la moda nasce”, aggiunge, rivendicando ancora una volta le sue radici come fonte d’ispirazione autentica. Ha già iniziato a disegnare qualcosa, ma preferisce aspettare: “Uscirò quando sarà il momento. Quando avrò in mano qualcosa di forte. Le cose accadono quando devono”.

Il tema delle origini ritorna spesso nel suo racconto, quasi come un punto fermo da cui non allontanarsi mai davvero. “È molto importante non disperdere l’origine, ricordare chi siamo. Conservare il fuoco. Avere chiara la meta”, dice. Un equilibrio delicato tra ambizione e memoria, tra futuro e passato. Lauro non dimentica da dove viene, e anzi considera proprio quella parte della sua vita come il motore della sua spinta creativa.

Quando si parla di vita privata, il tono cambia, diventa più riflessivo. L’amore, dice, ha sempre spazio, ma costruire una famiglia è un discorso diverso, che richiede consapevolezza e responsabilità. “Vivere insieme non deve diventare sedersi a tavola e non dirsi niente, trattarsi male, urlare, mentire, tradire”, osserva con grande sincerità. Per lui, una relazione duratura implica una scelta precisa, una volontà reale di costruire qualcosa. “Per decidere di costruire qualcosa di duraturo devi essere disposto a farlo, altrimenti non accogli”.
Il suo rapporto con la famiglia è profondamente radicato nella sua storia personale. “Sono cresciuto con l’idea di proteggere mia madre”, racconta, lasciando emergere un lato intimo e protettivo. Essere genitori, secondo lui, è una delle responsabilità più grandi che esistano, e proprio per questo non vuole affrettare i tempi. “Per i legami e per i figli c’è tempo. Devo prima mettere a posto me stesso”.
Nonostante questo, Lauro si sente già parte di una famiglia ampia e viva. Descrive con affetto le riunioni familiari, piene di cugini, nipoti e bambini: “Quando ci riuniamo siamo veramente tanti. Mi piace organizzare momenti dove possiamo stare insieme. Una casa per tutti”. In queste immagini s’intravede un bisogno di comunità e di condivisione che va oltre la dimensione individuale del successo.

Il suo sguardo si allarga poi al mondo contemporaneo, segnato da incertezze, paure e conflitti. Achille Lauro riconosce che anche la sua generazione ha vissuto smarrimento: “Anch’io. Perso nei telefoni. Anch’io ho lavorato per me, per la mia felicità”. Ma allo stesso tempo rifiuta l’idea che non si possa fare nulla per gli altri. “Non è vero che non possiamo fare niente. Forse non per tutti, ma certamente per qualcuno”.

Questo pensiero si traduce in azioni concrete. Da anni lavora a una fondazione, con progetti dedicati a ragazzi fragili, in particolare a chi cerca una seconda possibilità dopo esperienze difficili. Tra le iniziative, una casa di sostegno a Zagarolo per giovani che escono dal carcere o dalle dipendenze. “Mi sembra la cosa più bella”, dice. Racconta anche di una ragazza aiutata dalla fondazione che è diventata parte della loro quotidianità: “È stata in vacanza con noi, siamo famiglia”. In queste parole emerge il desiderio di restituire qualcosa, di trasformare il proprio percorso in un’occasione di aiuto per altri.

Infine, riflette sul suo ruolo di giudice nei talent, un’esperienza che lo porta a confrontarsi con giovani artisti all’inizio del loro percorso. “Penso sempre a me da ragazzo”, spiega. Non vuole imporre scelte, ma offrire un punto di vista: “Puoi schiantarti dove vuoi, ma è meglio che sia una tua scelta”. Forte della sua esperienza, fatta anche di tanti rifiuti, sottolinea quanto i “no” siano fondamentali per crescere. “Diventi quello che sei soprattutto grazie ai no. Al successo non basta il talento, serve l’ostinazione”.