BUENOS AIRES – È morto a 76 anni Ricardo Talento, uno dei fondatori del teatro comunitario argentino, negli anni della transizione democratica, dal 1983.

Tutto inizia in una zona allora degradata del quartiere de La Boca, dove un tempo i taxisti si rifiutavano di andare e dove oggi sorge un teatro di proprietà della compagnia Catalina Sur e nessuno ha più paura a camminare di sera.

Un gruppo di vicini del quartiere (e non solo) cominciarono a riunirsi, dopo gli anni della paura e del terrorismo di Stato, per portare avanti un progetto artistico collettivo.

Fare teatro “in modo professionale” senza essere professionisti, permettendo a tutti di scoprire le proprie capacità espressive. Generare un’opera corale dove ognuno ha un piccolo posto da protagonista. Mettere insieme canto, ballo e recitazione, farsa e dramma, nella migliore tradizione del teatro popolare.

A Catalina Sur, dove Ricardo collaborava con Adhemar Bianchi, altro nome illustre del teatro comunitario, sono nati spettacoli in cartellone da oltre 20 anni, come El Fulgor argentino e Venimos de muy lejos (veniamo da molto lontano).

Il primo, attraverso le vicende di un club di quartiere (El Fulgor, appunto), racconta un secolo di storia argentina: le migrazioni, la successione di colpi di Stato e dittature, ma anche la solidarietà e la resistenza popolare.

Venimos de muy lejos, come suggerisce il titolo, è completamente centrato sul mito fondazionale dell’Argentina, cioè la nazione costruita da immigrati europei.

Si svolge in un conventillo (casa popolare costituita da stanze disposte intorno a un cortile e occupate ognuna da una famiglia, con bagni e cucine in comune), dove convivono in modo forzato italiani, spagnoli, ebrei dell’Est Europa… Accomunati dai problemi quotidiani (l’affitto da pagare, le condizioni fatiscenti delle stanze), ma anche della speranza nelle potenzialità di quel Paese giovane che li aveva accolti.

Il successo di Catalina Sur a La Boca spinge Ricardo a creare un’esperienza simile in un altro quartiere operaio di Buenos Aires, Barracas. Nasce così il Circuito Cultural Barracas, in un’altra zona degradata che, ancora una volta, grazie alla presenza del teatro e dell’indotto virtuoso, si riscatta e si trasforma in un polo di attrazione.

Ricardo (in prima fila) con altri colleghi della compagnia.

Nel teatro di Barracas nascono altri spettacoli da tutto esaurito che ormai sono classici della scena indipendente porteña, a cominciare da Los chicos del cordel (un percorso a piedi con attori e pubblico per raccontare il quartiere) o El casamiento (matrimonio) de Anita y Mirko, una festa di nozze dove gli spettatori sono gli invitati e interagiscono con gli sposi e i parenti. Ancora, opere per bambini e teatro di strada in occasione del Carnevale.

Il progetto portato avanti da Ricardo era il recupero della memoria collettiva, la narrazione di microstorie che non vengono raccontate dalla Storia ufficiale, la valorizzazione dell’apporto individuale alla costruzione corale. Dare voce a chi voce non ha mai avuto, abilitare uno spazio creativo dove tutti – ognuno con il proprio corpo e le proprie capacità – sono artisti.

Riccardo se n’è andato, ma il suo lavoro è germinato e ha dato frutti. Altri gruppi di teatro comunitario sono nati in tutta l’Argentina e nella stessa Buenos Aires, a cominciare da Mate Murga del quartiere di Villa Crespo e Teatro a posto (in italiano) diretto da Leticia Lucioni, che proprio al Circuito Cultural Barracas si è formata come attrice e regista.

“Le reti sociali di chi l’ha conosciuto si sono riempite del ricordo di questa persona immensa, amata da tutti” dice con voce spezzata Leticia Lucioni, che nel 2008 – da Varese, dove dirigeva un piccolo gruppo di teatro comunitario – è volata a Buenos Aires per partecipare a un incontro di teatro comunitario. E a Buenos Aires è rimasta a vivere, lavorando nella compagnia di Talento.

“Partecipai a un laboratorio condotto da Ricardo a Adhemar Bianchi e mi si aprì un mondo – racconta la regista –. Ho continuato a collaborare per anni, osservando il processo di scrittura collettiva degli spettacoli, il fatto di ruotare i personaggi, per cui non ci sono titolari e supplenti, ma modi diversi di interpretare il ruolo”.

Principi che applica oggi e che sono presenti nello spettacolo Tutto fa luce con cui Teatro a posto ha debuttato lo scorso anno.

“Ricardo sosteneva che l’utopia non deve paralizzarci, deve essere un luogo vicino, raggiungibile – ricorda –. E diceva che è necessario avere la ‘vocazione dello smisurato’: nulla per lui era troppo grande e infattibile”.