SYDNEY - Una donna di 46 anni resterà in custodia cautelare dopo essere stata accusata di aver aggredito con un martello un paziente ricoverato al Royal Prince Alfred Hospital di Sydney.

Il tribunale ha negato la libertà su cauzione, definendo l’episodio un atto di violenza grave e non provocato.

Secondo quanto emerso in aula, l’uomo, 63 anni, ha riportato una frattura al cranio, un’emorragia cerebrale e una crisi convulsiva. Dopo l’aggressione è stato trasferito in terapia intensiva in condizioni critiche. Era ricoverato da gennaio e, secondo la direzione sanitaria, era una persona conosciuta e apprezzata dal personale.

L’episodio è avvenuto poco dopo la mezzanotte di giovedì. La donna, identificata come Viki Graham, si è presentata all’ospedale e ha parlato con un’infermiera di turno. Le è stato detto che non poteva accedere al reparto perché fuori dall’orario di visita, ma avrebbe comunque proseguito verso la stanza del paziente.

Una volta raggiunto l’uomo, avrebbe estratto dalla borsa un martello con impugnatura rosa e lo avrebbe colpito alla testa. Dopo l’aggressione, secondo la polizia, avrebbe tentato di lasciare il reparto, trovando però le porte chiuse.

Gli inquirenti sostengono che la donna abbia ammesso l’azione subito dopo l’arresto, dichiarando di aver colpito la vittima. La presunta motivazione sarebbe legata a un episodio precedente: il paziente avrebbe sottratto le ceneri del fratello della donna.

Il giudice ha definito l’attacco “gratuitamente violento”, sottolineando la vulnerabilità della vittima e il contesto ospedaliero in cui è avvenuto. L’accusa è di lesioni con intento di causare gravi danni, reato che può comportare una pena fino a 25 anni di carcere.

La direzione del distretto sanitario locale ha evidenziato che l’ospedale è una struttura aperta al pubblico, accessibile 24 ore su 24, pur mantenendo orari definiti per le visite. Questo aspetto solleva interrogativi sulla gestione degli accessi e sulla sicurezza interna.

Al momento dell’aggressione erano presenti altri pazienti nello stesso reparto, ma non risultano coinvolti.

Il caso riporta l’attenzione su un punto critico: l’equilibrio tra apertura delle strutture sanitarie e tutela di pazienti e personale. La donna comparirà nuovamente in tribunale il 4 giugno, mentre proseguono le indagini sull’accaduto.