SYDNEY - Momenti di tensione a Lakemba, nell’ovest della capitale, dove al primo ministro Anthony Albanese e a ministro dell’Interno Tony Burke sono state rivolte urla di disapprovazione durante un evento per la preghiera di Eid al-Fitr, che segna la fine del Ramadan.
I due esponenti politici erano presenti nella moschea gestita dalla Lebanese Muslim Association e stavano assistendo a un discorso dopo la funzione religiosa quando alcuni partecipanti hanno iniziato a interrompere l’intervento con urla e contestazioni. Tra i cori si sono sentiti “boo Tony Burke, boo Albanese”, “sostenitori del genocidio” e “portateli fuori”.
Non tutta la sala ha reagito allo stesso modo. Accanto ai contestatori, altri presenti hanno accolto i due politici con atteggiamento positivo. L’oratore ha invitato alla calma, permettendo alla cerimonia di proseguire.
Le accuse rivolte ai rappresentanti del governo riflettono una crescente frustrazione legata al conflitto in Medio Oriente e alle sue conseguenze percepite dalle comunità locali. “Non ci rappresentate più”, ha gridato uno dei partecipanti durante l’interruzione.
Albanese e Burke sono rimasti fino al termine dell’evento prima di lasciare sotto scorta la moschea. La scelta di invitarli è stata difesa da Gamel Kheir, segretario della Lebanese Muslim Association, che ha riconosciuto la natura delicata della decisione.
“È una scelta controversa portare il primo ministro in un luogo sacro come una moschea, ma è anche un modo per dare accesso diretto al governo e far sentire la rabbia della comunità”, ha spiegato. Kheir ha aggiunto che negli ultimi tempi la moschea ha ricevuto minacce, segnale di un clima sempre più teso.
In una nota, l’associazione ha ribadito che la presenza dei leader politici non rappresenta un tradimento delle preoccupazioni della comunità, ma uno strumento per esprimerle. “Le emozioni sono forti, soprattutto per quanto accade a Gaza e in Libano. Ma il dialogo resta necessario”, si legge nel comunicato.
Non tutti condividono questa impostazione. Il gruppo Stand for Palestine ha criticato la partecipazione dei politici a eventi religiosi, sostenendo che luoghi e momenti sacri non dovrebbero essere utilizzati per presenze istituzionali.
Episodi simili si erano verificati anche lo scorso anno, quando proteste avevano accompagnato eventi legati al Ramadan e all’Eid in diverse città australiane.
La vicenda evidenzia una frattura interna alla comunità musulmana: da un lato chi vede il dialogo con le istituzioni come necessario, dall’altro chi lo considera inappropriato. In mezzo, un clima segnato da tensioni che vanno oltre i confini locali.