CANBERRA - Il Parlamento federale australiano riparte con un copione tradizionale e una tensione tutt’altro che rituale.

Questa mattina, a Canberra, il primo ministro Anthony Albanese e la leader dell’opposizione Sussan Ley partecipano al servizio alla St Paul’s Anglican Church, prima di una seduta della Camera che si preannuncia accesa.

La ripresa dei lavori avviene dopo un richiamo anticipato del Parlamento all’inizio del mese scorso, convocato per approvare leggi sui crimini d’odio in risposta alla strage di Bondi di dicembre. Ora, però, l’agenda torna piena e i leader entrano in aula con problemi diversi: i Laburisti puntano a dare un’immagine di stabilità, mentre la Coalizione affronta una fase di frattura interna.

Resta infatti profonda l’incertezza attorno alla leadership di Ley, indebolita dallo scontro tra Liberali e Nazionali e dal clima velenoso seguito alla separazione. La spinta allo strappo è stata accelerata dal leader dei Nazionali David Littleproud, che nel frattempo ha dovuto difendersi anche da una contestazione interna. Ieri, Littleproud ha respinto un tentativo di sfiducia promosso dal deputato del Queensland Colin Boyce: la mozione non ha ottenuto il sostegno necessario per arrivare a un voto formale.

Il rischio, per Ley, è che la pressione si sposti presto su di lei. Nelle prossime due settimane potrebbe emergere una sfida alla guida dei Liberali, con Angus Taylor indicato come possibile rivale. In un Parlamento che riparte, la domanda è ovvia: l’opposizione riuscirà a ricompattarsi o continuerà a consumarsi in una guerra interna?

Sul fronte politico, i Liberali proveranno a spostare l’attenzione su un’agenda di deregolamentazione e, soprattutto, sul costo della vita. Il momento potrebbe rivelarsi favorevole: gli economisti prevedono che la Reserve Bank possa alzare i tassi d’interesse proprio oggi. Se accadesse, Ley e la sua squadra avrebbero un argomento immediato per attaccare il governo.

Intanto, alla Camera riprenderà il dibattito su una serie di provvedimenti legati agli affari dei veterani, all’istruzione universitaria e alla sanità, temi destinati a generare scontri politici e a misurare la tenuta delle rispettive linee.

Secondo Zareh Ghazarian, responsabile di politica alla Monash University, le prossime due settimane saranno decisive per impostare le “fortune politiche” dei leader. La sua lettura è netta: il Partito laburista può permettersi di rimanere in una posizione attendistica, perché la Coalizione sta già pagando il prezzo delle sue divisioni dopo la pesante sconfitta alle elezioni federali del 2025.

Albanese, parlando ieri al gruppo parlamentare laburista, ha insistito proprio su questo punto, contrapponendo la loro compattezza interna a un’opposizione che, ha detto, sembra determinata “a farsi a pezzi da sola”. Un messaggio che punta a una conclusione chiara: mentre gli altri litigano, il governo vuole apparire come l’unico blocco davvero in controllo.