TEHERAN – Anima della Rivoluzione islamica iraniana del 1979, simbolo dell’opposizione ad ogni costo all’Occidente, custode dell’ortodossia e della conservazione ma anche intellettuale, poeta e musicista. Nato a Mashhad nel 1939 da una famiglia di origine azera e profondamente religiosa, Khamenei ricevette un’istruzione islamica e mai abbandonò la sua fede nell’Islam sciita come principale direzione e perno della società.

Non ancora ventenne incontrò Khomeini a Qom, la città sacra per l’Islam sciita, e rafforzò il suo antagonismo verso Mohammad Reza Pahlavi, lo Scià di Persia che aveva avvicinato l’Iran all’Occidente.

Quando nel 1981 venne eletto presidente della Repubblica islamica - il primo religioso a ricoprire la carica - la convergenza tra marxismo e radicalismo islamico che aveva contribuito a portare Khomeini al potere si era già persa e l’estrema sinistra era stata marginalizzata dalla nuova classe dirigente al potere.

Mentre il consolidamento del potere di Khomeini soffocava tutti gli oppositori, imponeva il velo obbligatorio alle donne e trasformava l’Iran nel simbolo della rivolta internazionalista contro Israele e gli Usa, la carriera di politica di Khamenei decollava.

Partecipò in prima persona alla guerra contro l’Iraq negli anni ‘80 e contribuì a rafforzare le Guardie della Rivoluzione, la punta di diamante delle forze armate iraniane. Nel 1985 viene eletto nuovamente presidente mentre nel giugno del ‘89 fu tra i pochi presenti davanti al letto di morte dell’ayatollah Khomeini che lo sceglie come suo successore.

Se il suo predecessore era l’architetto della Rivoluzione, Khamenei ne è stato il custode più intransigente. All’interno, la sua parola era legge. Era lui a nominare i vertici della magistratura, a guidare le forze armate e a dettare la linea ai Pasdaran blindando il regime contro ogni tentativo di riforma liberale.