CANBERRA - Le principali organizzazioni religiose australiane hanno espresso forti riserve sulle riforme, avvertendo che le definizioni contenute nel testo potrebbero esporre persone e gruppi a procedimenti penali per dichiarazioni rilasciate in passato.
Il dibattito è stato anticipato dopo la strage del 14 dicembre a Bondi Beach, che ha riacceso l’attenzione politica sul tema dell’odio e della violenza.
Le modifiche proposte introdurrebbero nuovi reati di incitamento all’odio e di vilificazione razziale, includendo una difesa specifica per chi cita direttamente testi religiosi. Secondo il primo ministro Anthony Albanese, il disegno di legge stabilisce “un criterio basato su principi” per valutare comportamenti e discorsi che incitano all’odio razziale contro individui o gruppi.
Nonostante questa precisazione, il vescovo anglicano Michael Stead ha parlato di un “campo minato di definizioni”, sollevando dubbi sulla chiarezza dei confini tra critica religiosa e reato. Davanti a una commissione parlamentare, Stead ha detto di essere particolarmente preoccupato dalla definizione stessa di “crimine d’odio” e da quello che ha descritto come un possibile elemento retroattivo legato alla messa al bando di organizzazioni. A suo avviso, il testo potrebbe essere ampliato fino a sostenere che insegnamenti cristiani causino “gravi danni”, aprendo la strada all’inclusione di gruppi religiosi in elenchi di organizzazioni che propagano odio.
Una lettura che, secondo il vescovo, comporterebbe una limitazione ingiustificata della libertà di pensiero, coscienza e credo. Per questo motivo Stead ha chiesto di rinviare il dibattito parlamentare, così da consentire un esame più approfondito del provvedimento.
Preoccupazioni simili sono state espresse anche dal presidente dell’Australian National Imams Council, Sheikh Shadi Alsuleiman. Secondo il leader islamico, il disegno di legge creerebbe “una grave incertezza giuridica” esponendo discorsi in passato legittimi a nuove sanzioni. Il rischio, ha detto, è che sermoni pubblici e registrati restino sotto una costante minaccia retrospettiva, con un impatto sproporzionato sulla comunità islamica. Anche Alsuleiman ha chiesto un rinvio di almeno un mese, giudicando irragionevole un periodo di appena una settimana per valutare tutte le conseguenze.
Sul fronte politico, il deputato liberale Andrew Hastie ha annunciato il suo voto contrario, definendo la riforma un attacco alle libertà democratiche fondamentali, inclusa quella religiosa. Hastie ha inoltre accusato Albanese di forzare le procedure parlamentari. Un rapporto sulle riforme è atteso domani, alla vigilia del confronto in aula fissato per lunedì.