ADELAIDE - Il conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran potrebbe avere conseguenze anche sull’Australia, con possibili aumenti dei prezzi dell’energia e nuove pressioni sul sistema energetico nazionale.

A lanciare l’allarme è l’amministratore delegato della compagnia Santos, Kevin Gallagher, secondo cui la crisi rappresenta un segnale chiaro sulla necessità di rafforzare la sicurezza energetica del Paese.

Dopo gli attacchi contro l’Iran e l’escalation militare nella regione, i prezzi internazionali del gas e del petrolio hanno iniziato a salire. Gallagher ha spiegato che l’impatto immediato sul mercato australiano potrebbe essere limitato grazie ai contratti già in vigore per il gas destinato al consumo interno.

“Potremmo vedere un certo aumento dei prezzi, ma al momento il mercato domestico è in gran parte protetto dalle fluttuazioni globali”, ha detto. Tuttavia ha avvertito che un conflitto prolungato potrebbe esercitare pressioni anche sui prezzi interni.

Secondo il dirigente, la crisi dimostra quanto sia importante disporre di adeguate riserve strategiche. “Situazioni come questa ricordano a tutti i Paesi che la sicurezza energetica richiede scorte e capacità di stoccaggio sufficienti per affrontare eventuali shock”.

Gallagher ha osservato che negli ultimi decenni molti Paesi hanno ridotto l’attenzione su questi aspetti dopo un lungo periodo di relativa stabilità geopolitica. Negli anni Ottanta, ha ricordato, molti governi mantenevano riserve energetiche in grado di coprire circa 19 giorni di consumo.

Un altro punto critico riguarda la capacità industriale del Paese. L’Australia dispone oggi di solo due raffinerie di petrolio, mentre in passato erano sei. “Quando perdi questa capacità come nazione, ti esponi maggiormente alle fluttuazioni globali”, ha affermato Gallagher.

Il dirigente ha inoltre avvertito che un aumento prolungato dei prezzi del gas potrebbe spingere diversi Paesi in via di sviluppo a tornare al carbone per produrre energia. Tra i possibili esempi ha citato India e Cina, dove esistono sistemi energetici in grado di passare rapidamente dal gas al carbone.

Secondo Gallagher, l’Australia potrebbe invece rafforzare il proprio ruolo come fornitore energetico stabile nella regione. Ha citato in particolare lo sviluppo del giacimento offshore Barossa, da cui Santos ha appena avviato le prime spedizioni di gas.

Un’altra area di interesse è il Beetaloo Basin, nel Northern Territory, che secondo alcune stime potrebbe garantire risorse energetiche per decenni.

“L’indipendenza energetica può diventare un vantaggio strategico per il Paese - ha detto Gallagher -. E può aiutare a mantenere un approvvigionamento stabile anche in momenti di crisi globale”.