CANBERRA - Le autorità australiane stanno indagando su un sito web con sede negli Stati Uniti che ha pubblicato i numeri di telefono di figure politiche di primo piano, tra cui il primo ministro e la leader dell’opposizione, insieme a quelli di altri personaggi pubblici nazionali e internazionali.
Il portale, che consente agli utenti di provare il servizio gratuitamente, sostiene di disporre dei contatti di milioni di professionisti in tutto il mondo, raccolti tramite l’uso di intelligenza artificiale in grado di analizzare social network, portali di lavoro e siti pubblici.
Il vice primo ministro Richard Marles ha confermato che il governo è a conoscenza della vicenda e ha avviato verifiche. “Abbiamo notificato l’incidente alle autorità competenti e la questione è in corso di valutazione, ma è chiaro che si tratta di un fatto preoccupante”, ha dichiarato ai giornalisti a Canberra.
La notizia è stata riportata per prima da Ette Media, il cui cofondatore Antoinette Lattouf ha riferito di aver trovato anche il proprio numero tra quelli pubblicati. ABC, che ha verificato l’autenticità di alcune informazioni ma ha scelto di non nominare il sito per non amplificarne la visibilità, ha confermato che parte dei numeri risultano corretti.
Un portavoce di Ley ha dichiarato che il suo ufficio è stato informato del caso soltanto ieri dai media. “È una situazione preoccupante. Abbiamo chiesto che i dati personali vengano rimossi dal sito”.
Anche il premier del New South Wales, Chris Minns, risulta tra i politici coinvolti. Ha riferito di aver saputo dell’accaduto solo in mattinata: “Nessuno mi ha ancora chiamato per scherzo, ma resta grave che informazioni personali vengano rese pubbliche. È la realtà tecnologica in cui viviamo: l’AI consente oggi di accedere a dati che un tempo erano difficili da ottenere”.
Secondo Toby Murray, docente di sicurezza informatica alla University of Melbourne, la pubblicazione di numeri privati espone le persone a rischi di molestie e violazioni della privacy. “Oggi bastano pochi minuti per raccogliere dati sensibili che in passato richiedevano settimane di lavoro. Tutti hanno diritto alla riservatezza e alla possibilità di far rimuovere le proprie informazioni”.
Il sito in questione offre infatti una funzione di opt-out, ma la vicenda ha rilanciato il dibattito sulla necessità di rafforzare la protezione dei dati personali nell’era dell’intelligenza artificiale.