LONDRA - Il Principe Harry è tornato a testimoniare all’Alta Corte di Londra, lanciando un nuovo, durissimo attacco contro i tabloid britannici. Al centro della sua crociata, ancora una volta, la difesa della moglie Meghan e il ricordo mai sopito della madre Diana.
Al termine della sua deposizione nella battaglia legale contro l’Associated Newspapers Limited (editore del Daily Mail), Harry ha usato parole pesantissime, parlando di un “inferno assoluto” creato dai media attorno alla sua famiglia. Il duca di Sussex, insieme ad altri querelanti celebri come Elton John e Liz Hurley, accusa il gruppo editoriale di gravi intercettazioni illegali, perpetrate per anni attraverso microspie e investigatori privati.
Harry ha denunciato uno “stalking sistematico”, fatto di attacchi persistenti e articoli “invadenti e a volte razzisti”, elevando la sua causa a una missione di civiltà: “È disgustoso pensare che una figura pubblica non abbia diritto alla privacy per colpa dell’avidità dei giornali. Questa battaglia è nell’interesse pubblico, per le migliaia di persone vittime di questi abusi”.
Il legame tra il suo presente e il tragico passato della madre è stato uno dei punti cardine della testimonianza. Harry ha ricordato come il suo rapporto con la stampa sia stato compromesso indelebilmente nel 1997: “Dopo la morte di mia madre, quando avevo 12 anni, e il trattamento che le fu riservato, ho capito che non avrei mai potuto fidarmi di loro”.
Il principe ha poi spiegato come la sua appartenenza alla Royal Family lo abbia a lungo frenato. Ha ammesso di essere stato “condizionato” dai Windsor ad accettare la ferrea regola del “mai lamentarsi, mai spiegare”, un protocollo che gli ha impedito per decenni di difendersi dalle invasioni della privacy. Uno schema rotto solo con il trasferimento negli Stati Uniti nel 2020.
Durante il controesame, il clima si è fatto teso quando l’avvocato della difesa, Anthony White, ha incalzato Harry su presunti contatti ufficiosi con la stampa. Harry ha negato con fermezza di aver mai creato un profilo Facebook fittizio sotto lo pseudonimo di “Mr Mischief” per passare informazioni alla giornalista Charlotte Griffiths.
La strategia dei legali dell’editore punta a dimostrare che le informazioni furono ottenute legalmente o, in subordine, che i termini per avviare la causa siano ormai scaduti.
Nonostante la risonanza mediatica del caso, Harry ha mantenuto un profilo relativamente basso per non ostacolare il delicato processo di riconciliazione con re Carlo III. Tuttavia, pur trovandosi a Londra da tre giorni, non è previsto alcun incontro privato tra il sovrano e il figlio. Il processo durerà circa nove settimane: Harry non chiede risarcimenti milionari, ma “scuse ufficiali e un riconoscimento di responsabilità”.