CANBERRA – L’espansione della miniera di carbone Mount Pleasant nel New South Wales resta senza valida autorizzazione dopo che l’Alta Corte ha respinto il tentativo di MACH Energy di ribaltare una precedente sentenza favorevole a un gruppo di residenti dell’Hunter Valley.

La massima autorità giudiziaria australiana ha stabilito, a maggioranza, che la NSW Independent Planning Commission non aveva adempiuto correttamente ai propri obblighi quando aveva approvato l’estensione del progetto.

Al centro del caso figurano le cosiddette emissioni Scope 3, ossia quelle indirette prodotte successivamente nella catena di utilizzo di un combustibile fossile. Nel caso di una miniera australiana, comprendono per esempio la CO₂ generata all’estero quando il carbone esportato viene bruciato.

Secondo l’Alta Corte, la Commissione avrebbe dovuto considerare l’imposizione di condizioni capaci di ridurre nella maggiore misura praticabile tutte le emissioni di gas serra associate al progetto, comprese quelle Scope 3.

La controversia risale all’approvazione dell’espansione di Mount Pleasant da parte della Independent Planning Commission. Nel 2025, la NSW Court of Appeal aveva già stabilito, con una decisione per tre giudici contro due, che l’autorità non aveva rispettato pienamente i propri obblighi legali.

MACH Energy aveva quindi presentato ricorso all’Alta Corte nel tentativo di ripristinare l’autorizzazione.

La decisione avrà potenziali conseguenze per altri progetti legati ai combustibili fossili, poiché le autorità dovranno tenere conto non soltanto delle emissioni prodotte direttamente sul sito, ma anche di quelle derivanti dall’utilizzo successivo delle risorse estratte.

L’espansione di Mount Pleasant non potrà procedere sulla base dell’autorizzazione annullata, a meno di una nuova valutazione da parte della Independent Planning Commission o della NSW Land and Environment Court. MACH Energy può tuttavia continuare a gestire la miniera secondo l’attuale autorizzazione per altri sei anni.

La decisione viene presa una settimana dopo il via libera della Commissione alla prosecuzione delle attività di Hunter Valley Operations, nei pressi di Singleton, fino al 2045.

Coal Australia aveva accolto quel progetto come una garanzia per circa 1.500 lavoratori e oltre 700 fornitori locali.

Il Climate Council si era invece opposto, sostenendo che l’espansione avrebbe prodotto oltre 800 milioni di tonnellate di emissioni climalteranti.

La senatrice della Coalizione Jane Hume ha criticato più in generale la complessità delle norme ambientali federali, sostenendo che i processi autorizzativi continuino a rallentare nuovi investimenti e progetti.