TEL AVIV – Le violazioni della tregua e gli scontri quotidiani tra uomini armati di Hamas e le forze israeliane a ridosso della Linea Gialla che demarca il perimetro del cessate il fuoco fanno traballare ogni giorno la pace a Gaza firmata 4 mesi fa. Il ministero della Salute della Striscia ha fatto sapere che le vittime degli attacchi con droni israeliani durante la notte sono state undici.
L’Idf ha reso noto di aver attaccato dopo che miliziani armati sono usciti dai tunnel e si sono nascosti nella parte est della Linea Gialla, quella sotto controllo israeliano. Intanto, il governo di Benyamin Netanyahu per la prima volta dal 1967 ha approvato il censimento catastale dei terreni delle aree C della Cisgiordania, sotto gestione amministrativa e di sicurezza israeliana secondo gli accordi di Oslo.
La proposta, avanzata dai ministri della Giustizia Yariv Levin, delle Finanze Bezalel Smotrich, e della Difesa Israel Katz, è stata descritta dai media israeliani come “un altro passo verso l’annessione” di alcune aree della Cisgiordania. Immediata la reazione della presidenza palestinese che ha definito la decisione come una “grave escalation e una palese violazione del diritto internazionale”.
Di fatto si tratta di una misura senza precedenti dai tempi della conquista israeliana della Cisgiordania durante la guerra dei 6 Giorni del 1967: secondo le norme ereditate dal Mandato britannico, il censimento prevede che, qualora non sia provata in tribunale una proprietà privata di terreni, questi possano essere dichiarati “terreni dello Stato”. E a questa norma mandataria fa riferimento Israele per regolamentare a posteriori insediamenti nelle aree C.
L’Anp contesta questa posizione giuridica, mentre il governo nell’introduzione al decreto scrive che “queste questioni assumono ulteriore importanza alla luce del fatto che l’Anp stessa sta conducendo la regolarizzazione territoriale in tutta la Cisgiordania, inclusa l’Area C, e ha istituito un’autorità indipendente per attuare il censimento”.
La settimana scorsa, il gabinetto di sicurezza aveva approvato un’altra misura senza precedenti, ossia l’autorizzazione alle forze dell’ordine a operare nelle Aree A e B, che invece secondo gli Accordi di Oslo del ‘93 sono sotto la gestione amministrativa palestinese. E approvato l’abrogazione della legge del Regno di Giordania (che ha amministrato la Cisgiordania tra il 1949 e il 1967) che proibiva la vendita di terreni ai non arabi.
Una decisione che ha spinto il presidente Usa Donald Trump ad affermare: “Sono contrario all’annessione. Abbiamo già abbastanza cose a cui pensare”. Ossia, prima di tutto a Gaza, poiché il rifiuto di Hamas di deporre le armi - su cui il tycoon ha di nuovo insistito - pone un problema all’ingresso sia del governo tecnico che delle forze militari dell’Isf. Parlando del disarmo il presidente Trump aveva già avvertito detto che sarà raggiunto “con la via facile o quella dura”. Facendo così ipotizzare un nuovo intervento dell’Idf a Gaza e una ripresa della guerra.
Da parte sua Hamas in questi mesi di tregua sembra essersi rafforzato e domenica con una nota del suo ministero della Salute ha intimato a Medici senza frontiere di ritirare subito la dichiarazione in cui annunciava la sospensione delle attività non essenziali nell’ospedale Nasser di Khan Younis a causa della “presenza di uomini armati, sospetti trasferimenti di armi e arresti di pazienti”. L’Idf ha confermato che Hamas usa il complesso medico come suo quartier generale, così come faceva durante la guerra.
Sul fronte interno israeliano, si sono registrati momenti di forte tensione quando due soldatesse sono entrate nella cittadina ultraortodossa di Bnei Brak, vicino a Tel Aviv. Subito si è diffusa sui social la notizia che stavano per consegnare ordini di leva. Le due sono state inseguite e quasi linciate da centinaia di religiosi infuriati. Sono stati rovesciati cassonetti e bruciata una moto della polizia che, con difficoltà, è riuscita a evacuarle.