Attività fisica moderata, riposo adeguato, dieta e vaccinazioni: si basa su questi quattro fronti la strategia anti-Alzheimer che può prevenire fino al 40% dei casi di demenza. La parola d’ordine è la prevenzione a cominciare dal camminare regolarmente, intorno ai 7.000 passi al giorno. Questo può ridurre il carico di beta-amiloide e ritardare la comparsa dei sintomi cognitivi anche di diversi anni. Anche il sonno è determinante: durante la notte, il cervello attiva un sistema di ‘pulizia’ che elimina le proteine tossiche. Dormire meno di 6-7 ore o più di 8-9 ore è associato a un aumento del rischio di Alzheimer, mentre la durata ottimale è compresa tra le 7 e le 8 ore. Sul fronte alimentare la dieta mediterranea si conferma un fattore protettivo, associato a una riduzione del rischio di declino cognitivo compresa tra l’11% e il 30%. Infine, anche alcune vaccinazioni routinarie, come quelle contro herpes zoster, influenza e pneumococco, sono state associate a una riduzione del rischio di demenza fino al 40%. Se questa è la strategia preventiva, sull’Alzheimer si aprono anche nuove prospettive terapeutiche e diagnostiche. I nuovi farmaci come gli anticorpi monoclonali lecanemab e donanemab rappresentano un passo avanti importante, ma non risolutivo. Non siamo di fronte a una cura definitiva: questi trattamenti rallentano la progressione della malattia, ma richiedono una profonda riorganizzazione del sistema sanitario, a partire dalla diagnosi precoce fino alla gestione dei pazienti nel tempo. Proprio sul fronte diagnostico vi è la possibilità, sempre più concreta, di individuare il rischio di Alzheimer attraverso un semplice esame del sangue, grazie al dosaggio di biomarcatori come beta-amiloide e tau.