MELBOURNE – Per Amelia Beavis studiare italiano significa mantenere vivo il legame con la propria famiglia e, allo stesso tempo, scoprire sempre qualcosa di nuovo su un Paese e una cultura che sente parte della propria storia personale.
Per questo, il recente premio ricevuto dalla Società Dante Alighieri di Melbourne rappresenta per lei un motivo di orgoglio.
Il riconoscimento che le è stato assegnato premia i suoi risultati accademici, ma anche la partecipazione alle lezioni e l’interesse dimostrato nello studio della lingua da questa studentessa che frequenta, contemporaneamente, un corso di laurea in Paramedicina e un Diploma in italiano all’Australian Catholic University (ACU).
La passione per la lingua, però, nasce tra le mura di casa. Il ramo materno della sua famiglia proviene dal Veneto, da cui, negli anni Cinquanta, i nonni sono emigrati verso l’Australia.
Curiosamente, pur provenendo dallo stesso piccolo paese, si sono conosciuti solo una volta approdati Down Under. La madre, cresciuta a Reservoir, ha sempre incoraggiato i figli a mantenere viva la lingua delle proprie origini.
E così l’italiano ha accompagnato Amelia fin da bambina, prima con le lezioni del sabato, poi alla scuola primaria e infine al Santa Maria College, dove ha scelto la materia anche per il VCE. “Era una delle mie classi preferite, sicuramente quella che mi coinvolgeva di più e in cui volevo partecipare”, racconta.
Una volta all’università, ha voluto proseguire nel suo percorso decidendo di frequentare, accanto agli studi in Paramedicina, un Diploma in italiano, che completerà quest’anno. Una scelta che in futuro potrebbe trovare spazio anche nella sua professione.
“Penso sia davvero bello poter comunicare con le persone anziane della comunità in un modo che le faccia sentire più a proprio agio”, spiega, aggiungendo come per lei l’italiano sia una lingua “poetica”, profondamente variegata e legata alla storia e ai territori.
Ricorda con nostalgia il periodo trascorso in Italia durante le vacanze di Natale di qualche anno fa, al termine delle scuole superiori, un’esperienza che le ha fatto assaporare lo stile di vita del Bel Paese, permettendole di apprezzare le differenze culturali grazie al confronto con i cugini, suoi coetanei.
I ragazzi italiani “sembrano più aperti, più disposti a prendere le cose come vengono e c’è sicuramente una grande attenzione al godersi la vita e al divertimento”, ha notato la studentessa.
Il corso universitario di italiano ha dato ad Amelia la possibilità di esplorare la lingua italiana in tutti i suoi aspetti, “nelle nostre lezioni procediamo gradualmente con le strutture grammaticali, ma la grammatica viene inserita all’interno di una conoscenza più ampia e completa della cultura – ha spiegato –. È molto coinvolgente perché, mentre cerchiamo di usare l’italiano per esprimere le nostre opinioni e riceviamo indicazioni su come possiamo migliorare il nostro modo di parlare, affrontiamo diversi argomenti e questioni culturali”.
È particolarmente interessante per lei approfondire l’aspetto connesso alla storia e alla cultura, cosa che la sua docente, Silvia Tullio, la aiuta a fare attraverso continui esempi di come la lingua venga usata nel quotidiano.
La notizia del Premio Dante Alighieri è arrivata inaspettata tramite una lettera ricevuta per posta. Un riconoscimento che ha assunto un significato particolare per Amelia Beavis anche perché, anni prima, aveva già partecipato al concorso di recitazione poetica della Società Dante Alighieri.
“È stato molto bello essere riconosciuta un po’ più avanti nella vita”, ha ammesso. La lingua delle sue radici trova spazio anche nel suo attuale lavoro come receptionist in uno studio medico, dove spesso incontra pazienti dal cognome italiano.
“A volte penso che possa davvero far loro piacere sentire il proprio nome pronunciato correttamente”, un gesto semplice che dimostra grande empatia e sensibilità.