ROMA – Il tribunale civile di Roma ha condannato il ministero della Difesa al risarcimento dei danni in favore della moglie del luogotenente Leonardantonio Mastrovito, appartentente al corpo della Marina militare.
L’uomo è stato riconosciuto vittima del dovere e invalido al 100 per cento per patologie contratte a causa dell’esposizione ad amianto e ad altre sostanze altamente nocive, durante oltre trent’anni di servizio su imbarcazioni militari, comprese missioni all’estero e nei Balcani. A darne notizia è l’Osservatorio nazionale amianto.
Secondo quanto riportato dall’Ona, il giudice ha accertato che l’esposizione professionale del militare ad amianto, uranio impoverito e altri agenti tossico-nocivi ha provocato anche una contaminazione domestica indiretta della moglie, avvenuta in particolare attraverso il contatto con gli indumenti da lavoro e le divise, lavate e maneggiate.
L’uranio impoverito, utilizzato in ambito militare soprattutto per munizionamenti e blindature, è un materiale ad alta densità che, pur avendo una radioattività ridotta rispetto all’uranio naturale, è considerato pericoloso se inalato o ingerito sotto forma di polveri.
Il tribunale ha ritenuto provata la responsabilità del ministero della Difesa per non aver adottato tutte le misure necessarie a tutelare la salute dei militari e, indirettamente, quella dei loro familiari. Nelle motivazioni, il giudice ha sottolineato come la letteratura scientifica riconosca da tempo casi di asbestosi proprio nelle mogli dei lavoratori esposti all’amianto, contaminate attraverso il contatto con gli abiti da lavoro.
La consulenza tecnica d’ufficio, spiega ancora l’Osservatorio, ha accertato nella donna la presenza di asbestosi con compromissione della funzionalità respiratoria, un disturbo dell’adattamento con umore ansioso e un danno biologico permanente, ritenuti concausati dall’esposizione indiretta alle sostanze nocive.
Il giudice ha inoltre respinto tutte le eccezioni preliminari sollevate dal ministero, comprese quelle relative alla competenza territoriale e alla prescrizione, ribadendo che il termine decorre dalla prima consapevolezza scientificamente attendibile della contaminazione, individuata nel dicembre 2019.
Il tribunale ha liquidato un risarcimento complessivo di 65.387 euro, comprensivo del danno biologico permanente, della personalizzazione del danno e del danno morale.