Dal cuore del giornalismo finanziario internazionale ai podcast che oggi danno voce ai principali decision maker del capitale globale.  Il percorso professionale di Giovanni Amodeo attraversa redazioni, mercati, continenti e trasformazioni profonde del modo in cui l’informazione economica viene prodotta e condivisa.

Amodeo inizia la sua carriera nel 2001 a Londra come analista finanziario. È un ingresso classico nel mondo della finanza, ma di breve durata: la sua vera aspirazione è il giornalismo. Dopo appena un anno passa alla divisione editoriale della stessa azienda, occupandosi di settori come telecomunicazioni, media e leisure. Londra resta il suo primo laboratorio professionale, ma non l’unico. Nel 2002 si trasferisce in Italia, dove per tre anni segue il mercato nazionale; successivamente lavora in Germania e, nel 2006, rientra a Londra.

È qui che la sua carriera compie una prima svolta significativa: dalla scrittura e dall’inchiesta passa alla gestione dei team editoriali. Prima la capitale britannica, poi l’Europa e infine il livello globale. Un percorso che lo porta, nel tempo, ad assumere ruoli sempre più strategici all’interno dell’azienda, fino all’ingresso nel comitato esecutivo del gruppo dopo l’acquisizione da parte di ION. Nel 2019 viene nominato responsabile della divisione dati, con la gestione di circa 600 persone.

Dietro questa transizione c’è una convinzione maturata con anticipo rispetto al settore: già nel 2012–2013 Amodeo intuisce che il futuro del giornalismo economico sarà nell’integrazione tra dati ed editorialità. È in quegli anni che sviluppa una divisione di data editorial analytics, costruendo competenze che si riveleranno decisive per il passaggio al ruolo di chief data officer. “Le competenze trasferibili - sottolinea - nascono proprio dal giornalismo: saper fare domande, interpretare informazioni complesse, individuare ciò che non viene detto”.

Nel 2020 rientra in Italia, dove rimane fino all’inizio del 2024. Il trasferimento in Australia avviene per motivi personali: la moglie è australiana e la decisione di spostarsi è legata alla volontà di crescere i figli in un contesto che Amodeo definisce più inclusivo. I due figli, oggi di 13 e 10 anni, sono nati nel Regno Unito, hanno vissuto anche in Italia e parlano fluentemente italiano in famiglia. “L’Australia - racconta - rappresenta una scelta stabile almeno fino al termine degli studi universitari dei ragazzi”. Dal punto di vista professionale, il trasferimento comporta un ridimensionamento del ruolo manageriale, ma apre un nuovo capitolo. 

Oggi Amodeo realizza podcast a livello globale, intervistando executive del private capital: private equity, private credit, investitori istituzionali e superannuation funds, un modo diverso di usare le stesse competenze giornalistiche. Il mezzo cambia, ma il cuore del lavoro resta lo stesso: fare domande, guidare conversazioni, far emergere contenuti di valore.
L’obiettivo dei podcast non è il marketing tradizionale. Amodeo insiste su un punto chiave: offrire agli interlocutori uno spazio che li faccia emergere come thought leader, non come promotori della propria azienda.

Le domande non vengono inviate in anticipo, ma la conversazione è guidata con precisione. Il valore, per chi partecipa, è la costruzione del personal brand all’interno di una nicchia altamente decisionale. È su questa fiducia che si reggono le relazioni: non sulla visibilità numerica, ma sulla qualità del contenuto e sulla credibilità di chi lo produce.

Misurare il successo, in questo contesto, non è semplice. Le visualizzazioni contano fino a un certo punto. Più rilevanti sono altri indicatori: quante persone tornano a parlare con lui, quante relazioni si rafforzano, se gli interlocutori lo contattano direttamente bypassando gli uffici stampa. In altre parole, se la relazione supera la dimensione puramente distributiva. Tra le interviste più significative realizzate negli ultimi anni, Amodeo cita quella con Michael Spence, premio Nobel per l’Economia, capace di anticipare con grande lucidità gli sviluppi geopolitici successivi. Sul fronte australiano, menziona il lavoro del professor Steve Keen, le cui riflessioni sulla sostenibilità e sull’autosufficienza delle nazioni hanno contribuito a ridefinire il suo modo di guardare alle dinamiche globali.

Guardando al settore nel suo complesso, Amodeo osserva una saturazione crescente degli eventi di networking e dei grandi format sponsorizzati: il futuro, secondo lui, sarà fatto di incontri più piccoli e curati, dove le relazioni contano più della visibilità. In un mondo sommerso da informazioni rapide e frammentate, la capacità di comunicare in modo chiaro e distintivo diventa centrale. Farsi notare è sempre più difficile, e proprio per questo richiede competenze più raffinate.

Se c’è qualcosa che gli manca del giornalismo investigativo è il ‘buzz’ della scoperta: trovare un’informazione che qualcuno non vuole rendere pubblica. Un’adrenalina che ha conosciuto soprattutto agli inizi della carriera, quando non sono mancate tensioni e minacce legali. Ma, sottolinea, il vero rischio esiste solo quando si scrive qualcosa di falso. Se le informazioni sono corrette, la tutela è nella verità stessa.

Oggi, tra Sydney e una rete globale di contatti, Giovanni Amodeo continua a muoversi lungo una linea sottile tra informazione, relazione e strategia.