I suoi amori più grandi sono sua moglie e la sua professione di sarto che ha portato con sé anche qui in Australia: Antonio Intili si è trasferito dalla Sicilia, da Catania per la precisione e con la sua famiglia, partito alla scoperta dell’Australia nel 1965.
Intili racconta che sua moglie era una sua cliente. Ed essendo anche una bella donna, lui le chiese di uscire dopo averle rammendato un vestito.
La coppia, 60 anni insieme, sposati sin da giovanissimi, è andata incontro a tante peripezie per fare in modo di garantire una vita dignitosa alla propria famiglia. Intili, quando è arrivato qui, non aveva tanta voglia di imparare l’inglese, ma si è dato immediatamente da fare senza perdere tempo prezioso, applicando alla sua vita da migrante quell’arte dell’arrangiarsi, tipica degli italiani del sud.
Nel suo negozio ha investito tutti i suoi risparmi e, nonostante la paura di sua moglie, un po’ arrabbiata per averci speso tutti i risparmi, hanno potuto anche comprare una casa.
“Il pane quotidiano non è mai mancato. Mi sono reso conto che, quando i grandi magazzini aprirono, i piccoli imprenditori non potevano competere e così ho puntato tutto soltanto sulla sartoria”, continua Intili, che, non avendo alcune qualifiche formali in Italia, ha puntato molto sulla sua bravura di artigiano nel confezionare abiti.
Intili però ha capito ben presto il valore della cultura e, pur non avendo studiato, ha comunque trasmesso ai figli l’importanza del ricevere un’istruzione. Entrambe le figlie hanno infatti studiato: la più grande ha conseguito un master in Psicologia, poi ha proseguito con un dottorato e attualmente vive in Inghilterra; il terzo figlio lavora invece nell’edilizia. Il sarto racconta che per loro non è stato difficile integrarsi, diversamente dalla sua esperienza. Infatti, pur non parlando inglese, ha comunque realizzato il suo sogno di aprire un’attività.
In Australia ha incontrato diverse persone, ma uno in particolare gli ha lasciato il segno: “Questo professore dell’Università che ci teneva a vestirsi era un tipo molto in gamba. Quando un giorno, con la voce bassa e un po’ di timidezza mi sono scusato per come parlassi inglese, lui mi ha risposto ‘Io vengo qua per i vestiti, non per fare una lezione di inglese, per l’inglese vado all’università’. Lui vedeva che io avevo un grande amore per il mio lavoro e questo ha fatto sì che ci mettessi per anni la stessa passione e non demordessi mai. Io amo il prossimo e questo amore si estende nella comunicazione. Con i miei clienti, se avevo una giornata triste, cercavo di comunicarglielo in qualche modo. Vedevano l’espressività del mio viso e capivano, ho sempre cercato in qualche modo di farmi capire nonostante non parlassi bene la lingua”.
I momenti più felici del suo viaggio in Australia sono stati proprio quelli in cui ha aperto il negozio e ha preso casa e ha quindi garantito un futuro alla sua famiglia: “L’Italia mi manca soprattutto per la lingua, l’Australia è una terra speciale e mi ha dato cose bellissime e un avvenire. Come se lo spiega che io senza sapere l’inglese, con una vita così difficile alle spalle, abbia saputo costruirmi una vita dall’altro lato del mondo?”.