RIAD - Tensione alle stelle nella penisola arabica: gli Houthi yemeniti hanno lanciato un attacco con missili balistici e droni verso il territorio dell’Arabia Saudita, colpendo la più grande raffineria di petrolio del Paese e provocando allarmi aerei nella capitale Riad e nella Provincia Orientale.
L’escalation giunge dopo settimane di raid contro il principale esportatore mondiale di greggio, nel quadro del riaccendersi del conflitto in Yemen a seguito della guerra lanciata a febbraio da Stati Uniti e Israele contro l’Iran.
A rivendicare l’azione è stato il portavoce militare del gruppo ribelle yemenita, Yahya Saree, che su X ha annunciato: “Le forze armate yemenite sono riuscite a colpire la raffineria di Ras Tanura, nella provincia orientale, con un missile balistico”, aggiungendo che l’impatto ha provocato “incendi di vaste proporzioni”.
Nel frattempo, forti esplosioni sono state udite nella capitale Riad. La tv satellitare di proprietà saudita al-Arabiya ha riferito dell’allerta diramata dalle autorità per una “minaccia aerea ostile”.
La Difesa Civile saudita ha inizialmente emesso allerte d’emergenza per la Provincia Orientale e per il governatorato di Al Kharj. Una volta rientrato l’allarme, l’agenzia ha invitato i residenti a evitare assembramenti, a non girare video e a contattare il 911 in caso di emergenza.
La coalizione militare araba a guida saudita ha reso noto tramite il proprio portavoce, il maggior generale Turki al-Maliki, che le forze di difesa hanno intercettato e distrutto tre missili balistici e quattro droni. I missili, diretti verso la Provincia Orientale, non hanno causato vittime, mentre i droni erano puntati contro le regioni meridionali del Regno.
La coalizione ha inoltre segnalato l’intercettazione e la distruzione di altri tre droni tra Riad e il sud del Paese. Al momento delle dichiarazioni della coalizione non sono giunti commenti immediati da parte degli Houthi.
Sul fronte politico e diplomatico si registra la durissima reazione degli Houthi di fronte alle ultime mosse dell’Egitto. La decisione del parlamento egiziano di autorizzare il supporto militare all’Arabia Saudita per difendersi dagli attacchi yemeniti è stata apertamente condannata dal movimento ribelle.
In un messaggio diffuso su Telegram, Mohammed Ali al-Houthi, membro dell’ufficio politico del gruppo, ha affermato: “L’Egitto e il suo parlamento hanno dichiarato il loro sostegno a quella che viene definita la difesa del Regno dell’Arabia Saudita e, così facendo, dichiarano guerra alla Repubblica dello Yemen”.
La nuova marea di attacchi si verifica proprio mentre alti funzionari di Arabia Saudita, Turchia e Pakistan si sono riuniti a Teheran con le loro controparti iraniane nel tentativo di placare il conflitto regionale.
Da parte saudita, la visita (volta ad aprire canali negoziali per “prevenire il ritorno dell’escalation militare”) ha visto la partecipazione del ministro della Difesa, il principe Khalid bin Salman Al Saud (fratello minore del principe ereditario Mohammed bin Salman). Per il Pakistan ha presenziato il capo dell’esercito, il feldmaresciallo Asim Munir, mentre per la Turchia ha partecipato il capo dell’intelligence Ibrahim Kalin. I media statali iraniani hanno diffuso le immagini degli incontri a cui hanno preso parte il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, il ministro degli Esteri Abbas Araghchi e Mohsen Rezaei, segretario del Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale.