WASHINGTON - Il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha rimosso diverse migliaia di documenti e contenuti multimediali collegati a Jeffrey Epstein, dopo che alcuni file pubblicati avrebbero incluso informazioni in grado di identificare vittime coinvolte nei procedimenti.

L’amministrazione ha attribuito l’accaduto a “errori tecnici o umani”, spiegando che la diffusione di dati sensibili ha provocato reazioni vibranti da parte delle vittime e dei loro legali.

In una lettera inviata ai giudici di New York che seguono i casi di traffico sessuale contro Epstein e la sua ex collaboratrice Ghislaine Maxwell, il procuratore federale Jay Clayton ha scritto che il Dipartimento ha tolto quasi tutto il materiale segnalato dalle vittime o dai loro legali. Oltre a questo, ha aggiunto, è stato ritirato anche un numero consistente di documenti individuati in autonomia dal governo come potenzialmente problematici.

Clayton, che opera a Manhattan, ha detto che l’ufficio ha aggiornato più volte le procedure interne per individuare e gestire i documenti da controllare, dopo le richieste di modifiche al processo di revisione e oscuramento prima della pubblicazione. La linea descritta nella lettera prevede che, quando una vittima segnala un problema, il documento venga rimosso rapidamente dal sito pubblico. La segnalazione viene poi valutata e, se necessario, viene pubblicata una versione corretta, “idealmente entro 24-36 ore”.

In un’intervista rilasciata domenica ad ABC, il vice ministro della Giustizia Todd Blanche ha riconosciuto che si sono verificati errori sporadici, ma ha sostenuto che l’amministrazione avrebbe reagito rapidamente. Blanche ha anche minimizzato l’impatto numerico delle imprecisioni, affermando che i casi contestati rappresenterebbero lo 0,001% del totale dei materiali pubblicati. “Ogni volta che una vittima o il suo avvocato ci dicono che il nome non è stato oscurato correttamente, interveniamo immediatamente”.

La vicenda ha avuto effetti anche in tribunale. Nella giornata di ieri, durante un processo federale a New York, i legali di tre agenti immobiliari — Tal, Oren e Alon Alexander —  hanno chiesto l’annullamento del processo, sostenendo che documenti resi pubblici senza oscuramenti adeguati avrebbero compromesso la possibilità di un giudizio equo.

La difesa ha dichiarato che i fratelli sarebbero stati “marchiati” dalla “più tossica delle associazioni” dopo la comparsa dei loro nomi in documenti pubblicati venerdì. I tre, accusati di aver drogato e violentato ragazze e donne tra il 2008 e il 2021, si sono dichiarati non colpevoli. La giudice Valerie E. Caproni ha respinto in via preliminare la richiesta di annullamento, ma ha rimproverato l’accusa con un secco: “Governo, davvero?”.

L’assistente procuratrice Elizabeth Espinosa ha ammesso che almeno un documento avrebbe dovuto essere oscurato correttamente e ha confermato che i file sono stati ritirati dalla circolazione pubblica.