BUENOS AIRES – La maggioranza degli argentini teme che i conflitti internazionali si estendano e arrivino a colpire l’economia locale.
Sono le conclusioni di una rilevazione del Centro de Opinión Pública dell’Universidad de Belgrano (Copub), risultati che mostrano un alto livello di interesse e preoccupazione della cittadinanza di fronte ai recenti avvenimenti internazionali, come la cattura di Nicolás Maduro e il conflitto bellico tra Stati Uniti e Iran. Timori alimentati anche dalle recenti affermazioni di Javier Milei, secondo cui l’Argentina sarebbe disposta a inviare supporto militare se glielo chiedessero gli Stati Uniti.
Dichiarazioni dal sapore di una delle tante boutade del presidente, visto che tale decisione può essere presa solo dal Parlamento, ma che preoccupano, anche in considerazione dello sforzo economico che una partecipazione argentina al conflitto comporterebbe.
Lo studio indica che il 75% degli intervistati (450 persone equamente divisi tra uomini e donne e tutti residenti nella città di Buenos Aires) segue da vicino le notizie internazionali e che il 65% manifesta preoccupazione per la situazione attuale.
Allo stesso modo, il 71% ritiene che questi conflitti si protrarranno nel tempo, mentre il 76% crede che potrebbero coinvolgere altri Paesi. In questo contesto, il 62% teme che la situazione possa sfociare in una nuova guerra mondiale.
Per quanto riguarda l’impatto in Argentina, il 59% degli intervistati stima che ci saranno conseguenze negative per il Paese, principalmente di carattere economico (48%), anche se vengono menzionati effetti anche in materia di sicurezza (22%) e bellici (9%).
“I risultati mostrano che la cittadinanza non solo segue con attenzione gli avvenimenti internazionali, ma percepisce anche un rischio reale di espansione dei conflitti e di conseguenze negative per l’Argentina, soprattutto sul piano economico”, hanno sottolineato dal COPUB dell’Università di Belgrano.
L’indagine conferma che la società argentina è altamente sensibilizzata rispetto allo scenario internazionale e anticipa che i conflitti attuali potrebbero avere un impatto diretto sull’economia nazionale.