BUENOS AIRES – I conti delle Province sono entrati in zona di allerta. Durante il primo trimestre dell’anno, le entrate fiscali hanno mostrato un deterioramento significativo che espone la fragilità del sistema di finanziamento subnazionale in un contesto di minore attività economica e cambiamenti nella politica tributaria.

L’impatto principale è derivato dalla coparticipazione federale delle imposte, il meccanismo attraverso il quale lo Stato centrale distribuisce parte delle entrate raccolte. Tra gennaio e marzo, tali risorse hanno raggiunto circa 16.200 miliardi di pesos, ma hanno registrato una diminuzione reale superiore al 5%, il che ha comportato una perdita di circa 1.100 milirdi di pesos rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.

La flessione non è isolata. La riscossione nazionale accumula otto mesi consecutivi di calo in termini reali, il che riduce automaticamente i trasferimenti alle Province e mette sotto pressione i loro bilanci, fortemente dipendenti da tali fondi.

Il deterioramento non viene compensato dalle entrate provinciali. L’imposta sui redditi lordi – la principale fonte tributaria locale – riesce appena a mantenersi rispetto all’inflazione. Sebbene abbia mostrato aumenti nominali, la sua crescita reale è stata praticamente nulla, riflettendo il rallentamento dell’attività economica.

Anche i sistemi di riscossione associati a questa imposta evidenziano regressi, con cali nella maggior parte dei meccanismi di percezione e ritenuta.

Questo scenario lascia le Province in una situazione scomoda: aumentare la pressione fiscale può approfondire la recessione, ma mantenerla implica convivere con risorse sempre più limitate.

Di fronte a questo quadro, il governo nazionale ha attivato un meccanismo di assistenza. Attraverso il Decreto 219/2026, ha autorizzato anticipi di coparticipazione fino a 400.000 milioni di pesos per dodici Province.

La misura mira a coprire esigenze urgenti di cassa, ma non rappresenta un sollievo senza costo. I fondi dovranno essere restituiti entro lo stesso esercizio fiscale, con un tasso annuo del 15%, e mediante trattenute automatiche sui futuri trasferimenti di coparticipazione.

Inoltre, la distribuzione degli importi e le tempistiche di erogazione resteranno sotto la competenza del Ministero dell’Economia, il che rafforza la capacità negoziale dello Stato centrale nei confronti dei governatori.

Il meccanismo lascia inoltre escluse diverse giurisdizioni, aggiungendo una componente politica alla distribuzione delle risorse.

Secondo stime ufficiali e private, l’ammontare totale degli anticipi coprirebbe appena una parte della caduta delle entrate accumulata nel trimestre. Nel migliore dei casi, compenserebbe poco più di un terzo di quanto perso, obbligando le province a continuare ad aggiustare i propri conti.

Alla base del deterioramento emergono due fattori principali: da un lato, il calo dei consumi — che incide su imposte come l’Iva — e, dall’altro, le modifiche tributarie promosse dal Governo nazionale, che hanno ridotto alcune fonti di entrata.

Con minori risorse disponibili, l’aggiustamento inizia a trasferirsi alle amministrazioni provinciali. Dato che una parte significativa della spesa è concentrata in ambiti come istruzione, sanità e impiego pubblico, le tensioni si riflettono già in conflitti salariali e rivendicazioni sindacali in diverse aree del Paese.

Il quadro pone una sfida di breve periodo: sostenere il funzionamento dello Stato senza approfondire la recessione. Ma apre anche un interrogativo di fondo sulla sostenibilità del sistema fiscale argentino, in cui le province dipendono in larga misura da decisioni prese a livello nazional