BUENOS AIRES - La Camera dei Deputati nazionale argentina ha approvato in via definitiva la riforma della Legge 26.639 sui Presupposti minimi per la protezione dei ghiacciai e dell’ambiente periglaciale.
Il provvedimento è passato con 137 voti favorevoli, 111 contrari e 3 astensioni, al termine di una lunga e intensa sessione durata quasi 12 ore.
La proposta, già approvata dal Senato, è stata discussa nelle commissioni di Risorse Naturali e Affari Costituzionali e ha coinvolto un ampio processo di audizioni pubbliche, con la partecipazione di organizzazioni, associazioni e cittadini di tutto il Paese.
Tra i principali sostenitori della riforma, il deputato José Peluc (La Libertad Avanza) ha definito il processo “storico”, respingendo le critiche secondo cui la legge metterebbe a rischio la tutela dei ghiacciai. “Chi sostiene questo non ha letto il progetto e non comprende il sistema idrico”, ha dichiarato.
Sulla stessa linea, il compagno di partito Nicolás Mayoraz ha sottolineato la trasparenza delle audizioni pubbliche e ha ribadito che la riforma “non altera il paradigma della protezione dei ghiacciai, ma chiarisce concetti”. Ha inoltre evidenziato come il provvedimento rappresenti un equilibrio tra tutela ambientale e sviluppo sostenibile, in linea con gli impegni del presidente Javier Milei.
Di segno opposto le posizioni dell’opposizione. La deputata Sabrina Selva (Unión por la Patria) ha definito la riforma “incostituzionale e regressiva”, prevedendo conflitti tra giurisdizioni. Anche María Inés Zigarán (Provincias Unidas) ha criticato il testo, accusando il governo di scaricare sulle province la responsabilità delle decisioni ambientali.
Dal fronte della sinistra, Néstor Pitrola ha denunciato il rischio di favorire interessi minerari a scapito delle risorse naturali strategiche, in particolare l’acqua.
Il dibattito è stato influenzato anche dal contesto economico e dagli investimenti previsti nel quadro del Rigi (Régimen de incentivos de grandes inversiones), elemento che ha alimentato ulteriori tensioni politiche.
Poche ore dopo l’approvazione, è arrivata la prima reazione giudiziaria. Il governatore della provincia di La Pampa, Sergio Ziliotto, ha presentato un ricorso collettivo presso la Giustizia Federale per chiedere la dichiarazione di incostituzionalità della riforma e la sospensione immediata della sua applicazione.
Il ricorso, firmato insieme all’Università Nazionale di La Pampa e ad associazioni ambientaliste, sostiene che la nuova normativa introduce modifiche “regressive” nella tutela ambientale e mette a rischio diritti costituzionali fondamentali, come l’accesso all’acqua e a un ambiente sano.
Secondo i ricorrenti, l’applicazione della legge potrebbe causare danni ambientali “gravi e irreversibili”, aprendo la porta ad attività capaci di alterare ecosistemi sensibili.