BUENOS AIRES - Alla vigilia del dibattito sulla riforma del lavoro alla Camera dei Deputati, il ministero della Sicurezza Nazionale ha stabilito un protocollo specifico per giornalisti, cameraman e personale tecnico che seguiranno, il 18, 19 e 20 febbraio, i lavori parlamentari e le relative proteste nella zona del Congresso.

Attraverso un comunicato intitolato “Misure di sicurezza per la stampa – Operazione Congresso”, il dicastero ha informato che è stata assegnata come “zona esclusiva per il parcheggio dei mezzi giornalistici il marciapiede di Hipólito Yrigoyen al 1700 (lato pari)”, con l’obiettivo di “preservare l’integrità fisica” di chi svolge attività di copertura.

Il testo ufficiale ha inoltre raccomandato di “evitare di posizionarsi tra eventuali focolai violenti e il personale delle Forze di Sicurezza impiegato nell’operativo” e ha avvertito che, in caso di episodi di violenza, “le nostre Forze interverranno”.

In questo quadro, ha sostenuto che collocarsi fuori dallo spazio indicato “potrebbe comportare un’esposizione diretta a situazioni di violenza, configurando un’autoesposizione al pericolo che la presente misura intende prevenire”.

La disposizione arriva in un contesto di alta tensione politica e sociale attorno al progetto di riforma del lavoro promosso dall’ufficialismo, che sarà discusso in aula e che ha già generato mobilitazioni sindacali e convocazioni di organizzazioni sociali nelle vicinanze del Palazzo Legislativo.

La risposta non si è fatta attendere. L’Associazione dei corrispondenti esteri della Repubblica Argentina (Acera), ente con oltre 40 anni di attività che riunisce più di 90 giornalisti di media internazionali, ha espresso la propria “profonda preoccupazione” per il contenuto e la portata del comunicato ufficiale.

In una presa di posizione diffusa martedì, Acera ha sostenuto che le disposizioni “intendono sollevare lo Stato dal suo ruolo costituzionale di garante della sicurezza dei giornalisti che coprono notizie nello spazio pubblico” e ha avvertito che qualsiasi restrizione che limiti il lavoro durante le manifestazioni “non solo ostacola l’esercizio del diritto di cercare e diffondere informazioni, ma viola anche il diritto della società a ricevere informazioni veritiere e tempestive”.

L’associazione ha inoltre richiamato gli standard fissati dalla Relatoria speciale per la libertà di espressione della Commissione Interamericana dei Diritti Umani (Cidh), organismo dell’Oea (Organizzazione Stati Americani) e dalla Relatoria delle Nazioni Unite sulla libertà di opinione ed espressione, che stabiliscono che in contesti di conflittualità sociale spetta agli Stati garantire il massimo livello di protezione per la stampa.

In questo senso, ha respinto i termini utilizzati dal ministero ritenendo che “generino un effetto intimidatorio” e che trasferiscano ai lavoratori stessi la responsabilità per la propria integrità fisica, invece di rafforzare le garanzie istituzionali. Infine, ha esortato le autorità a rivedere le direttive e ad adeguarle agli standard costituzionali e internazionali vigenti.