HOUSTON - La missione Artemis II della NASA ha segnato un nuovo primato nella storia dell’esplorazione spaziale: quattro astronauti hanno raggiunto la distanza più elevata mai registrata da esseri umani dalla Terra, superando il record stabilito dalla missione Apollo 13 nel 1970.
A bordo della capsula Orion, l’equipaggio ha iniziato il sorvolo della Luna, osservando per la prima volta il lato nascosto con una prospettiva diretta.
Il traguardo viene raggiunto al sesto giorno di volo, dopo il lancio avvenuto dalla Florida la settimana precedente. Gli astronauti Reid Wiseman, Victor Glover e Christina Koch, insieme al canadese Jeremy Hansen, hanno superato la distanza di 400.171 chilometri, andando oltre il limite storico di oltre 6.600 chilometri. Un passaggio simbolico che segna il ritorno operativo della NASA verso missioni lunari con equipaggio.
Prima del momento cruciale, l’equipaggio ha ricevuto un messaggio registrato dell’astronauta Jim Lovell, figura storica delle missioni Apollo. “Benvenuti nel mio vecchio quartiere”, ha detto, invitando il team a godersi la vista durante una giornata destinata a entrare negli archivi.
Il sorvolo lunare, della durata di circa sei ore, rappresenta il punto centrale della missione. Durante questa fase, gli astronauti hanno descritto immagini di grande impatto visivo, con dettagli osservabili a occhio nudo. Hansen ha parlato di uno scenario “difficile da immaginare”, mentre Glover ha notato come alcune superfici apparissero così luminose da sembrare coperte di neve.
L’equipaggio ha anche richiesto di assegnare nomi a due nuovi crateri lunari: “Integrity”, come la capsula, e “Carroll”, in memoria della moglie del comandante Wiseman, scomparsa nel 2020. Un momento personale che ha segnato la missione, accompagnato da una profonda reazione emotiva tra i membri del team.
Le immagini raccolte includono una rara prospettiva con la Terra e la Luna nello stesso scatto, mentre il pianeta appare ridimensionato dalla distanza. Gli astronauti stanno documentando l’esperienza con strumenti professionali e dispositivi personali, fornendo osservazioni in tempo reale ai ricercatori a Houston.
La traiettoria utilizzata, definita “free-return”, sfrutta la gravità della Terra e della Luna per riportare automaticamente la capsula verso casa, senza necessità di manovre complesse. È la stessa soluzione adottata durante Apollo 13 dopo l’emergenza a bordo.
Artemis II rappresenta un passaggio operativo verso le future missioni con atterraggio, previste entro pochi anni. L’obiettivo dichiarato è stabilire una presenza stabile sulla Luna e preparare eventuali missioni verso Marte, in un contesto di competizione internazionale sempre più marcata.