Profumo di pane appena sfornato, altari addobbati con cura, piatti della tradizione e il calore di una comunità che si ritrova: anche quest’anno, la ‘Festa di San Giuseppe’ organizzata dall’Associazione Sant’Antonio di Padova di Poggioreale ha trasformato la casa di riposo di Ryde in un angolo di Sicilia.
Allestito con grande cura, l’Altare di San Giuseppe, fulcro della celebrazione, è un’antica usanza siciliana nata come atto di ringraziamento per una grazia ricevuta.
“La tradizione è che si invitano tre persone a mangiare: Gesù, Giuseppe e Maria”, ha spiegato Filippa Indovino, membro storico del direttivo parlando dell’usanza di “invitare”, appunto, tre persone a tavola che rappresentino Gesù Bambino, San Giuseppe e la Madonna, un gesto simbolico capace di rievocare la Sacra Famiglia e simboleggiare ospitalità, carità e devozione. “Si preparano piatti semplici, quello che offre la terra a marzo: finocchi selvatici, salsa, pane grattato tostato. Perché San Giuseppe era povero”.
La preparazione dell’altare è iniziata con largo anticipo, coinvolgendo decine di volontari e nel corso delle due giornate alla casa di riposo, ha coinvolto più di 500 persone.
In precedenza, al forno di Raffael’s Bakery ad Haberfield, si è lavorato la pasta madre con ben 350 chilogrammi di farina per dare forma ai pani votivi: croci, palme, bastoni, tutti simboli sacri di Gesù, la Vergine e San Giuseppe. “Non è un pane normale – ha spiegato ancora Filippa –, c’è semola, farina, poco lievito: si fa come si faceva in paese, con pochi ingredienti ma con grande passione”.
Poi, i festeggiamenti sono iniziati ufficialmente con una giornata aperta presso la St Antonio Nursing Home a Ryde, durante la quale i visitatori hanno potuto ammirare l’altare allestito e prendere parte a uno dei momenti più toccanti: la Messa celebrata da padre Mirko Integlia nel pomeriggio, che ha unito spiritualità e memoria.
La domenica successiva è stata la giornata clou, con la rievocazione della Sacra Famiglia e il pranzo comunitario. “Prima serviamo simbolicamente i Santi, poi tutti i presenti – ha raccontato Maria Franco, direttrice della casa di riposo e coordinatrice dell’evento –. Abbiamo cucinato chili e chili di pasta con 40 litri di sugo, con il pane tostato sopra, come vuole la tradizione”.
Accanto alla fede, c’è l’impegno costante verso la comunità. La casa di riposo St Antonio Nursing Home, attiva da 55 anni sotto l’egida dell’associazione, è molto più di una struttura residenziale.
“Abbiamo appena ristrutturato tutto, investendo 5 milioni di dollari per migliorare in particolare l’area dedicata alle persone con fragilità cognitive – ha spiegato il presidente Fil Pace –. Abbiamo uno chef italiano, personale extra e servizi pensati per tutti, indipendentemente dalle possibilità economiche”.
Ma non si tratta solo di cure. “Qui le persone si sentono a casa – ha sottolineato Pace –. Abbiamo un luogo di preghiera, organizziamo eventi continui, collaboriamo con scuole e gruppi locali che vengono a portare gioia ai residenti. È questo che rende speciale il nostro lavoro”.
La vera forza di questa celebrazione è però la trasmissione del patrimonio culturale. “Senza le tradizioni non esisteremmo – ha concluso Pace –. Il nostro obiettivo è coinvolgere le nuove generazioni, per andare avanti almeno altri 50 anni”.
E a giudicare dalla partecipazione calorosa, la tradizione ha ancora molto da dire: una dichiarazione d’amore verso le radici e un evento che continua a coinvolgere la comunità con grande entusiasmo.