SYDNEY - La Borsa australiana ha registrato un forte ribasso mentre l’escalation del conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran alimenta l’incertezza sui mercati internazionali.

L’aumento del prezzo del petrolio e il timore di interruzioni nelle forniture energetiche hanno spinto gli investitori a vendere titoli in diversi settori.

Nelle prime contrattazioni di oggi l’indice di riferimento S&P/ASX200 ha perso il 3,2 per cento, scendendo a 8.566,3 punti. Il calo rappresenta il livello più basso dalla metà di dicembre e ha bruciato più di 100 miliardi di dollari dalla capitalizzazione complessiva del mercato australiano.

Se la tendenza dovesse proseguire, la seduta potrebbe risultare la peggiore dall’aprile 2025, quando l’indice aveva perso il 4,2 per cento durante una fase di forte tensione commerciale internazionale.

L’escalation militare in Medio Oriente ha avuto effetti immediati anche sul mercato energetico. Il petrolio Brent è salito fino a 107 dollari statunitensi al barile, il prezzo più alto dall’agosto 2022. All’inizio del 2026 il greggio era scambiato poco sopra i 60 dollari.

Secondo Kyle Rodda, analista di Capital.com, le conseguenze economiche della crisi sono legate soprattutto alle possibili interruzioni nell’offerta energetica. Il traffico nello Stretto di Hormuz, attraverso cui passa una parte rilevante del petrolio mondiale, è sempre più incerto mentre alcune infrastrutture energetiche sono diventate obiettivi militari.

Quasi tutti i settori dell’ASX hanno registrato perdite nella mattinata di contrattazioni. L’unica eccezione è stato il comparto energetico, che ha guadagnato circa l’1,6 per cento grazie all’aumento dei prezzi del petrolio.

Il settore dei materiali, che include le principali società minerarie, è stato il più colpito con un calo del 4,7 per cento. BHP ha perso il 5,4 per cento, Rio Tinto il 4,2 per cento e Fortescue il 3,4 per cento.

Anche il comparto bancario ha registrato ribassi. Commonwealth Bank ha ceduto il 3,8 per cento, mentre NAB e Westpac hanno perso il 3,4 per cento ciascuna. ANZ ha registrato un calo del 3,1 per cento.

Neppure l’oro ha offerto un rifugio agli investitori. Il metallo prezioso è sceso a 5.082 dollari l’oncia, con un calo di 75 dollari rispetto alla seduta precedente.

Tra le poche società in crescita figurano alcune aziende energetiche. Woodside ha guadagnato il 2 per cento, Santos il 2,1 per cento e Whitehaven Coal il 3,1 per cento. Karoon Energy ha registrato l’aumento più marcato con un rialzo superiore al 9 per cento.

Dall’inizio dell’anno l’indice ASX200 registra ora una flessione complessiva dell’1,8 per cento.